Un popolo dalle origini misteriose
Il punto sulle ricerche degli archeologi e degli studiosi di storia antica
SASSARI. Qual è il punto sulle ricerche condotte da storici e archeologi su Mont ’e Prama? Molte le domande che attendono una risposta certa. Gli studiosi ritengono che il sito, date le sue caratteristiche, potrebbe essere un luogo di culto degli eroi di guerra di un’antica popolazione autoctona dai tratti ancora misteriosi. Fin dalle prime ricerche è apparsa subito evidente l’importanza archeologica del sito per la ricostruzione delle civiltà della Sardegna e del Mediterraneo nei secoli precedenti alla nascita di Cristo. Molte sono le domande che attendono una risposta certa. Il sito, scoperto per caso da un contadino nel 1974, è localizzato nel Sinis, a due km ad oriente della laguna di Cabras (Mar ’e Pontis). L’area della necropoli è riportabile alla Prima Età del ferro (900-750 a. C.), così come le statue e gli altri reperti (betili e modelli di nuraghe). La necropoli si compone di tombe a pozzetto per la deposizione di un singolo inumato, disposte a filari quasi regolari. Le tombe, a parte rare eccezioni, non possiedono corredo, o perché depredato o per assenza effettiva di deposizioni di manufatti.
La necropoli accoglie inumazioni individuali, privilegio riservato a individui di alto prestigio sociale. Le analisi antropologiche e fisiche fanno ritenere che l’accesso alla necropoli fosse riservato a maschi giovani e adulti, nella forbice tra i 15 e i 30 anni.
Lo scorso agosto l’archeologo Raimondo Zucca, direttore degli scavi a Mont ’e Prama nel 2014, e il microbiologo Salvatore Rubino, hanno presentato i risultati di uno studio bio-archeologico che, a partire da uno dei crani portati alla luce dagli scavi di Mont ’e Prama, hanno permesso di ricostruire al computer i tratti del volto di uno dei misteriosi Guerrieri. Il cranio è stato sottoposto a Tac e a ricostruzione tridimensionale nell’Istituto di radiologia dell’Università di Sassari da un team coordinato dal professor Gianni Meloni. Le immagini, poi, sono state rielaborate nel Laboratorio di antropologia dell’ateneo sassarese dal professor Vittorio Mazzarello, in collaborazione con il Face Lab della John Moores University di Liverpool.
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