Un’estate di pulsioni e paure con gli anni ’80 sullo sfondo
“Non devi dirlo a nessuno”, secondo romanzo di Riccardo Gazzaniga Storia convincente rallentata da troppi riferimenti a un decennio controverso
SASSARI. Ammesso che abbia un senso attribuire a un certo arco temporale perfettamente definito delle caratteristiche, uno spirito o un'anima univoci - si vuol dire, banalmente, che parlando di “secolo dei lumi” nessuno intenderà di certo che l'età illuminista sia iniziata il primo gennaio del 1701 e si sia conclusa il 31 dicembre del 1800 -, va anche detto che pochi periodi hanno un'identità propria tanto marcata da renderli immediatamente riconoscibili come gli anni Ottanta del Novecento. Nonostante ci si riferisca spesso a quel decennio con sprezzo, chiamando in causa il trionfo di una esteriorità vuota e di cattivo gusto che seppe imporsi a scapito dell'impegno e dei contenuti (e almeno alcune pettinature, in effetti, avvaloravano questo giudizio), è innegabile che esso abbia saputo lasciare un'impronta indelebile nell'immaginario comune, specie in quello giovanile: al punto da aver creato una sorta di comunità che, al di là dei confini geografici, si ritrova perfettamente coesa al ricordo di milioni di fan schierati chi per i Duran Duran chi per gli Europe, della “mano di Dio” di Maradona a Messico '86, di film come “I Gremlins”, “Voglia di vincere” o “Paradise”, delle melodie de “La bamba” e (quella senz'altro dimenticabile) della “Lambada”.
È a quel decennio, alla sua atmosfera, ad alcuni dei suoi tratti distintivi, che guarda Riccardo Gazzaniga nel suo secondo romanzo, “Non devi dirlo a nessuno” (Einaudi, 250 pagine, 17,50 euro).
Mantenendo una certa base autobiografica come punto di partenza della storia, così come accadeva nell'esordio “A viso coperto”, ma cambiando completamente registro rispetto a quel libro, l'autore ligure ambienta la vicenda a Lamon, un piccolo centro in provincia di Belluno in cui il tredicenne Luca Ferrari passa le estati insieme al fratello minore Giorgio, ai genitori e ai nonni. Qui, nel 1989, tra una partita a pallone, i primi amori e le prime pulsioni sessuali, si compie la sua formazione alla vita attraverso la scoperta della vera natura del pericolo che minaccia il padre, pubblico ministero a Genova, e con lui tutta la famiglia: una minaccia che a lungo Luca pare presentire, senza riuscire ad afferrarne pienamente i contorni, e che da ultimo si manifesterà in maniera concreta e terribile.
Se nei primi due terzi di “Non devi dirlo a nessuno” l'indugiare nell'amarcord rivolto agli anni Ottanta frena un po' troppo ritmo e lettura, nella parte conclusiva Gazzaniga ritrova il passo che gli è forse più congeniale - lo stesso delle pagine migliori del suo felice debutto -, lasciando che a prevalere siano l'azione e la concitazione emotiva.
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