Quando svanì il “Sogno americano”
Alla Festa del cinema di Roma “American pastoral” di Ewan McGregor
ROMA. Ha avuto un bel coraggio l’attore scozzese Ewan McGregor ad esordire alla regia con un dramma così cupo e di alta derivazione letteraria come “American pastoral”, primo evento dell’edizione 2016 della Festa del Cinema di Roma e nelle sale italiane dal 20 ottobre. Un libro cult quello di Philip Roth che, proprio per quest’opera, edita in Italia da Einaudi, ha vinto il premio Pulitzer.
Il film di Ewan McGregor indaga la fine dell’American Dream «esplorando due generazioni Usa in rotta di collisione – spiega a Roma il regista–: quella del dopoguerra in conflitto con i figli, contrari alla guerra del Vietnam e con tanta voglia di cambiare le cose».
Ma soprattutto è la storia della fine del sogno della vita felice del protagonista, Seymour “lo svedese” (interpretato dallo stesso McGregor), un vincente nato, quando si ritrova ad avere grossi problemi con la figlia. Seymour è uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie, Dawn Levov (Jennifer Connelly), ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata. Il suo mondo va lentamente a pezzi quando la problematica figlia, Merry (Dakota Fanning), ormai adolescente, compie un atto terroristico che provoca una vittima. Come è possibile che una tragedia di questo tipo sia accaduta proprio allo Svedese, a un campione di sport e di vita che per tutta la sua vita ha incarnato il sogno americano?
Rubare agli altri registi, sottolinea McGregor, «è stato inevitabile. Ho guardato molto a Danny Boyle. È stato il mio primo regista». Il fatto che McGregor sia padre nella vita l’ha certamente aiutato nel suo ruolo: «La recitazione è allo stesso tempo esperienza e immaginazione. Per fare un serial killer puoi usare la sola fantasia, per fare un padre usi l’immaginazione, ma anche l'esperienza». A Jennifer Connelly, anche lei a Roma per presentare “American pastoral”, una sola domanda, ovvero del famoso ballo con David Bowie nel film “Labyrinth” di Jim Henson: «Ero impacciata, ma lui è stato gentilissimo e da allora è diventato il mio eroe».
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