La Nuova Sardegna

«La Ferrante sono io». Ma era un fake

Un tweet attribuito ad Anita Raja scatena il caos, poi arriva la smentita

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ROMA. Un tweet nella notte che scatena l’inferno sul web, poi la smentita: era un fake. E del caso si occupa la Bbc, mentre interviene addirittura Salman Rushdie. Il caso sull’identità della scrittrice Elena Ferrante ha vissuto momento appassionanti tra martedì notte e ieri mattina.

A scatenare il caos su Twitter alcuni post della traduttrice Anita Raja che confermava nella notte di essere lei Elena Ferrante come sostenuto dal giornalista Giorgio Gatti: «Lo confermo. Sono Elena Ferrante. Ma questo ritengo non cambi nulla nel rapporto dei lettori con i libri della Ferrante. Non parlerò mai di Elena Ferrante, né risponderò a suo nome, né dirò nulla riguardo ai suoi libri. Vi ringrazio. Vorrei solo chiedere, ora che la curiosità che durava da anni è stata esaudita, di lasciarmi vivere (e scrivere) in pace». E poi: «Ritengo volgare e pericoloso il modo in cui si è voluti arrivare a pretendere di svelare un'identità violando privacy e regole. Ma pazienza». Poi la clamorosa smentita ieri mattina: la casa editrice E/O ha parlato di fake, facendo sapere di aver parlato con Anita Raja, «la quale - spiega - ha detto di non aver aperto alcun account». E Twitter ha sospeso l’account attribuito ad Anita Raja.

Nel frattempo su Facebook Salman Rushdie, un autore la cui privacy è stata difesa a oltranza quando era sotto minaccia di una «fatwa, ha preso le difese di Anita Raja. «Io sono Elena Ferrante nello spirito di “Io sono Spartaco”, ha scritto Rushdie su Facebook: «Nel day after dell’expose da quattro soldi della sua identità sulla New York Review of Books ogni scrittore del mondo dovrebbe fare lo stesso».

Il sito della Bbc ha inoltre dedicato un lungo articolo al caso editoriale in cui ha consultato editori ed esperti sulla rivelazione dell’identità della scrittrice. «Perchè suscita così tanta indignazione?», si è chiesta nel titolo l’emittente britannica, che riporta persino dichiarazioni che paragonano lo scoop a una sorta di stupro. «Ha mentito sulla sua vita privata e io odio i bugiardi. E ho deciso di smascherarla», aveva dichiarato alla stessa Bbc l’autore dell’inchiesta Carlo Gatti. Ma ora il giornalista si trova al centro di una vera e propria bufera mediatica. «Crede di aver messo fine alle nostre sofferenze, ma in realtà nessuno voleva davvero conoscere l’identità di Elena Ferrante», ha commentato Frances Wilson del Times Literary Supplement. Per molti critici quella di Gatti è stata una vera e propria violenza, con una componente misogina.

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