La Nuova Sardegna

La forza resiliente dei bambini aiutata dalla lettura

di Sabrina Zedda
La forza resiliente dei bambini aiutata dalla lettura

Terremoto ed emigrazione: piccoli alle prese con la storia Paola Soriga e Nadia Terranova: «La loro forza è immensa»

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CAGLIARI. Cosa pensare quando un bambino che ha perso la casa in un terremoto smette di parlare? Come aiutare una bambina che a causa del trauma della guerra si strappa le ciglia? L’impulso sarebbe forse quello di abbracciarli, consolarli. Ma una soluzione ancor più salvifica può arrivare dalla letteratura. E, per gli adulti, da una certezza: i più piccoli sì che sanno essere resilienti.

Ne sono convinte Paola Soriga e Nadia Terranova, ospiti sabato per il festival di letteratura per ragazzi “Tuttestorie” dell’incontro dal titolo “Storie di bambini alle prese con la storia”, moderato da una bibliotecaria navigata come Nicoletta Grammantieri. Visi freschi e una grande curiosità che sprizza dagli occhi, le due autrici sono fresche anche della pubblicazione dei loro ultimi libri: “Casca il mondo”, edito da Einaudi, per Nadia Terranova, e “La guerra di Martina”, pubblicato da Laterza, per Paola Soriga. Due volumi usciti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro (quello di Terranova è in libreria dal 20 settembre), e con diversi punti in comune: sono libri per bambini, e, soprattutto, sono libri che hanno chiesto alle autrici di fare i conti con temi di stretta attualità. Una banco di prova per Paola Soriga, alla sua prima volta con la letteratura per l’infanzia.

Dopo il suo primo libro “Dove finisce Roma”, ambientato durante il secondo conflitto mondiale, le è stato chiesto di parlare ancora di guerra, ma stavolta per spiegarla ai bambini.

«Per diverse ragioni, come il fatto che le guerre sono tutte uguali, o che si è cominciato a parlare dei partigiani solo dagli anni Novanta, mi è sembrato necessario riparlare della Seconda guerra – racconta l’autrice–. Il problema era come farlo per i bambini. Così ho dovuto dimenticare le parole dell’editore “spiegare” e “didascalie”, e ho pensato di inventare una storia di bambini ambientata in quegli anni».

Nadia Terranova per il suo lavoro ha invece preso spunto dal terremoto dell’Aquila del 2009: quello stesso anno, quando il trauma rendeva impossibile persino immaginarsi la ricostruzione, il festival di letteratura per ragazzi “Minimondi” fu una delle poche realtà che ebbe il coraggio di portare un po’ di vita in un centro storico fantasma. «Giravo per quelle rovine e vedevo bimbi che avevano smesso di parlare, bambine che si strappavano le ciglia, l’orologio fermo, la locandina del film in proiezione in quei giorni strappata, come se il tempo si fosse fermato il giorno del terremoto – racconta Nadia Terranova– Eppure dentro le case abbandonate percepivo la vita, perché gli oggetti che le appartenevano erano lì». E’ stato un attimo perché arrivasse l’ispirazione di un libro. «Nel frattempo però, in Italia sono successe altre cose – continua Terranova–. L’occupazione del Teatro Valle a Roma, lo sbarco degli immigrati. Ecco, in Italia assistiamo continuamente a questo: centri storici svuotati e persone che vanno a vivere altrove, magari in case impersonali. L’idea di Oscar, il protagonista del mio libro, che arriva nella sua casa e ci trova un altro bambino con il desiderio di un’abitazione, deriva da questo».

Insomma, per Nadia Terranova diversamente dagli adulti, i bambini fanno la cosa più spontanea: c’è uno spazio libero? Lo si può occupare. «Con il mio libro- aggiunge- voglio dire che nonostante tutto si va avanti. In questo ho grandissima fiducia nella forza dei bambini. Loro sono resilienti: soffrono, ma poi sanno andare avanti, trascinando anche gli adulti». E’ così anche per il tema immigrati: «Per molti – dice Paola Soriga– il problema è che non c’è abbastanza spazio per ospitarli o non ci sono abbastanza risorse. Sembra che quando si parla di integrazione si supponga l’assorbimento di quel fenomeno, ma quella è la situazione iniziale. Ora non c’è più, e bisogna guardare al futuro da percorrere insieme». In questi contesti esperienze come quella di Ibby Italia, organizzazione che si occupa di portare la letteratura in situazioni di crisi, fanno un gran bene. «A Roma l’organizzazione sta aiutando i bambini immigrati», racconta Nicoletta Grammantieri: «Se inizi a raccontare i bimbi ti ascoltano. E se racconti di qualcosa di cui hanno timore quello che gli presenterà farà meno paura».

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