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lirica a cagliari

“La pietra del paragone” un debutto entusiasmante

“La pietra del paragone” un debutto entusiasmante

CAGLIARI. Gran giocoliere delle parole, l'appena scomparso Dario Fo. Ma, altrettanto se non di più, lo fu Gioachino Rossini. Poiché se acrobata del grammelot in «Mistero buffo» è stato il primo,...

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CAGLIARI. Gran giocoliere delle parole, l'appena scomparso Dario Fo. Ma, altrettanto se non di più, lo fu Gioachino Rossini. Poiché se acrobata del grammelot in «Mistero buffo» è stato il primo, beffardo genio del canto si rivelò il secondo, nell'ambito cosiddetto dell'opera buffa. E proprio di quest'ultimo, venerdì, ha debuttato «La pietra del paragone».

Primissima volta a Cagliari, come quinto titolo per la Stagione operistica del Teatro Lirico, in replica fino al 23 ottobre. Trattasi di una coproduzione fra il parigino Théatre du Chatelet ed il Regio di Parma, insignita del "Premio Abbiati 2007" quale miglior allestimento per regia, scenografie e video. Firmato da due importanti nomi: Giorgio Barberio Corsetti, fondatore della storica compagnia La Gaia Scienza, fra i principali esponenti in Italia del teatro di ricerca; e Pierrick Sorin, altro giullare dei palcoscenici odierni, instancabile sperimentatore della "videoarte". Forse ci volevano proprio loro - attraverso l'uso di maquette, il chroma key, split screen, combinazione di campi e piani cinematografici, ecc. - per dimostrare quanto ancora fosse attuale ed efficace questa pagina rossiniana. Che, per qualche inspiegabile capriccio della storia, non ha goduto di stessa fama e frequentazione d'un «Barbiere di Siviglia», «La Cenerentola» o altri capolavori del pesarese. Di fronte ai quali, dopotutto, non sfigura affatto. Anzi, ne rappresenta quasi la matrice. I più esperti, ad esempio, ascoltando l'ouverture - qui nella direzione orchestrale di Francesco Ommassini - riconosceranno quella del «Tancredi» (composto un anno dopo). L'autoimprestito, tipico di Rossini, è quindi già alle porte. Così come il numero di sette personaggi principali, tornerà negli anni a venire. Abbiamo un conte Asdrubale, impersonato nel primo cast da Gianluca Margheri, che si lamenta delle donne come faranno, mutatis mutandis, Geronio, Bartolo, Mustafà e altri. E c'è la marchesa Clarice, interpretata da Aya Wakizono, non meno volitiva e combattiva di una Rosina. Ci sono gli scontri, le caustiche frecciatine fra uomini o donne. Le due rivali di Clarice, Marina De Liso e Sandra Pastrana nei panni rispettivamente di Aspasia e Fulvia, profetizzano la diatriba tra Fiorilla e Zaida nel «Turco in Italia». Mentre, sempre del «Turco», la bellissima e divertente “querelle” fra il Giocondo di Enea Scala e il Macrobio di Marco Bussi, farà da modello a quella tra Selim e Geronio; così come nel «Turco» vi sarà un poeta comico, qui invece lo spassoso Pacuvio di Vincenzo Taormina. Vi sono poi i celeberrimi “crescendo”; i frenetici scioglilingua; gli accesi concertati dove ciascuno parla per sé e sopra gli altri, con cui Rossini non risparmia nessuno nel ritrarlo come sciocco, cinico ed egocentrico insieme, ma facendolo sempre con sguardo divertito, humour salace, e soluzioni compositive potentissime.

È uno spettacolo che merita d'esser visto. Non perdetevelo se potete.(g.b.)

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