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il concerto

Colin Stetson, l’Uomo sassofono entusiasma il Jazzino

di Walter Porcedda
Colin Stetson, l’Uomo sassofono entusiasma il Jazzino

Tumultuosa performance a Cagliari del musicista che sta ridefinendo il modo di suonare questo strumento

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CAGLIARI. Sorprendente Colin Stetson. Ma aggiungiamo pure straordinario, incredibile e imprevedibile. Aggettivi non certo inadatti per fotografare la tumultuosa performance che ha tenuto il pubblico del Jazzino incollato alla sedia, l'altra notte nell'unico live regionale di quello che è stato battezzato “L’uomo sassofono”.

Ma è riduttivo definire un virtuoso il sassofonista americano Colin Stetson: è piuttosto un musicista di fine talento e mostruosa bravura tecnica che per certi versi sta ridefinendo l'arte stessa di suonare questo tipo di strumento. Ha collaborato con artisti di livello da Tom Waits a David Byrne, Lou Reed e Laurie Anderson, e anche jazzman come lo svedese Mats Gustafsson (uno dei beniamini del festival di Sant'Anna Arresi), ma deve il successo e la fama a delle incisioni che hanno lasciato il segno per l'originalità, come la serie “New History Warfare” rinchiusa nella trilogia pubblicata ad intervalli, nel 2007, 2011 e 2013, e le collaborazioni discografiche con lo stesso Gustafsson (“Stones”, 2011) e la violinista degli Arcade Fire, Sara Neufeld (“Never Were the way she was” dell'anno scorso) e, soprattutto l'ultimo “Sorrow”, in pratica la riedizione della sofisticata e celebre "Symphony n.3" del polacco Henryk Goreki. Un'opera saccheggiata e fonte di ispirazione per musicisti rock e jazz riletta da Stetson con particolare attenzione alla scrittura originale.

D'altra parte come lo stesso musicista ha mostrato in un'ora di estenuante live (un vero corpo a corpo con gli strumenti ai quali si alternava: un sax alto e un gigantesco basso) nell'ambito di una scaletta che attingeva dalle sue opere più famose, Stetson, è davvero un esecutore unico con spiccato senso dell'orchestrazione, preciso e di potente fascino lirico.

La sua musica sempre in sospensione tra pulsante energia rock, stravolgimenti jazz e avantgarde è qualcosa di inedito, mai ascoltato prima e per certi versi regala la sensazione di trovarsi davanti a un innovatore. Soprattutto quando si aggancia al petto il sax basso come fosse un'armatura da guerriero. Inizia sovente con note basse che forniscono il tappeto per altre scale che in un crescendo doloroso e magnetico si intrecciano in modo iterativo alla maniera di Reich: partiture ripetitive da raga indiani eppure sorprendenti per liricità e melodie.

La respirazione circolare da energia e regala suoni profondi che diventano voci ancestrali fino ad incastrarsi e perdersi negli arpeggi. Doti queste che risaltano in modo ancora più stupefacente alle prese con il sax alto dove si assiste a un vero trionfo di intrecci e suoni che a tratti sembra evocare persino quelli magici e ancestrali delle nostre launeddas.

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