«Con “L’Esodo” raccontiamo i drammi della legge Fornero»
Nuova interpretazione dell’attrice sassarese Carlotta Bazzu «Che emozione lavorare con Formisano e Daniela Poggi»
SASSARI. «L’audizione per Mary è stata un’avventura notturna...». Una straordinaria avventura notturna che si è conclusa la mattina successiva quando tra una tazza di latte, una brioche e una telefonata alla sorella Giulia, è arrivato il messaggio del regista Ciro Formisano: «La parte è tua».
Il racconto di Carlotta Bazzu inizia con queste parole, cariche di emozione. La giovane e bella ventitreenne sassarese (con origini di Ozieri), diplomata al conservatorio della Lee Strasberg Theatre and Film institute di New York (rinomata scuola internazionale che l’ha messa a confronto con nomi eccellenti del mondo del cinema e del teatro) ha un ruolo centrale nel film “L’Esodo” del regista Ciro Formisano che a breve uscirà nelle sale cinematografiche.
Il lungometraggio, tratto da testimonianze vere, è ambientato nel 2012 e ha per protagonista Francesca (interpretata da Daniela Poggi) che improvvisamente, a causa della riforma Fornero, si ritrova senza lavoro e senza pensione. Una “esodata” a tutti gli effetti che si troverà costretta a chiedere l’elemosina per strada cercando però di portare avanti con dignità la sua vita e quella della nipote Mary (Carlotta Bazzu) «che da buona sedicenne – racconta proprio lei – tenta sempre di battere cassa, che sia per la quota della gita oppure per un nuovo telefono». Una giovane che, in realtà, ha solo voglia di vivere i suoi 16 anni come gli altri coetanei e si ribella all’improvvisa condizione di necessità nella quale è piombata la sua famiglia. Lo fa con le provocazioni tipiche dell’adolescenza, come quando definisce «ridicola» la generazione della nonna: «Avete fatto il ’68 e adesso fate la fame».
Formisano, per la parte di Mary, si è rivolto all’agenzia StudioSegre di Roma con la quale Carlotta ha instaurato un rapporto di lavoro poco meno di un anno fa. «Cercavano una ragazza che dimostrasse un’età scenica di 16/17 anni e gli hanno proposto me – racconta lei – Così incontro il regista e dopo aver letto con lui un paio di scene e aver corretto la pronuncia di qualche “O” troppo chiusa, mi dice che sono adatta alla parte ma che vorrebbe fare un’ulteriore prova. Mi spiega che proprio quella sera aveva appuntamento a casa di Daniela Poggi, dove ci sarebbero stati gli altri attori pronti a leggere la sceneggiatura». E ha inizio qui la famosa “avventura notturna”: «Quando abbiamo suonato il campanello ho cercato in tutti i modi di rimanere calma, per fortuna Daniela è stata molto carina fin da subito, mi ha trattato con grande affetto e quindi instaurare quel rapporto nonna-nipote non è stato poi così difficile». E Carlotta, in mezzo a tutti quegli adulti, se l’è cavata benissimo. «Il tema del film è tutt’altro che leggero, ogni scena veniva letta con attenzione e si facevano delle modifiche in modo che ogni parola e ogni azione avessero il giusto peso per rappresentare al meglio la storia di questa famiglia colpita dall’ingiusta riforma Fornero. Per farla breve sono tornata a casa intorno alle 2.30 del mattino...”.
Il giorno seguente ecco la sorpresa, una notizia tanto desiderata quanto inaspettata: «Mentre facevo colazione e cercavo di raccontare a mia sorella Giulia cosa era successo la notte prima, ricevo un messaggio. Era il regista, mi comunicava che avevo ottenuto la parte!».
Formisano ha lavorato al film per tre lunghi anni, è stato al fianco degli esodati durante proteste, riunioni, presìdi e manifestazioni. Dalle testimonianze raccolte e, soprattutto, da una vicenda realmente accaduta, è nato il lungometraggio «che oltre a portare avanti una protesta troppo spesso ignorata dalla politica e dai media – si legge nel sito “Farocinema produzioni” – tenta di fermare nel tempo quello che è stato definito “un errore” ma che ancora oggi a distanza di 4 anni non ha avuto una soluzione completa per tutti gli esodati».
Carlotta Bazzu è giovane ma nelle sue parole traspare una grande sensibilità verso questo tema: «È una storia di vita vissuta, per questo arriva dritta come un pugno allo stomaco. Sono 110 minuti di montagne russe, si ride e si piange ma più di ogni altra cosa si riflette».
Intanto, con quella irrefrenabile voglia di alimentare la passione della sua vita – archiviata l’altra esperienza di successo nel film Bianco di Babbudoiu con Pino e gli anticorpi – continua a studiare. Insieme ad altri undici studenti di tutta Europa è stata selezionata per partecipare a un workshop internazionale di recitazione cinematografica che si tiene in Germania alla Filmakademie Baten-Württemberg. Fino a dicembre sarà impegnata lì, «poi mi potrò concentrare su un nuovo progetto che però è ancora in via di sviluppo – sorride con l’entusiasmo di chi sta realizzando un altro bel sogno nel cassetto – Per il momento quindi preferisco non dire nulla…». Ed è giusto così.
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