Moni Ovadia, idee di un pacifista irriducibile
Oggi a Cagliari letture e riflessioni dell’attore e musicista sui temi urgenti della difesa dei diritti della nonviolenza
CAGLIARI. “La nonviolenza e la pace” è il titolo proposto da Moni Ovadia per l’incontro in scena stasera alle 21 all’Auditorium di piazza Dettori, in apertura del festival Love Sharing.
Un momento di riflessione, tra letture di testi poetici, articoli e documenti storici per esercitare quella che l’attore e regista, musicista e scrittore, sostenitore della difesa dei diritti e della pace, chiama una spietata autocritica. «Bisogna essere spietati con la denuncia, sperando che arrivi al maggior numero di persone, perché dai media mainstream arriva solo retorica, salvo rare eccezioni – spiega Ovadia – e in realtà la vocazione dei potenti è di stabilire il potere con ogni mezzo, non escluso quello della guerra, anche la più atroce. L’ha espresso molto chiaramente Papa Francesco, quando ha detto che noi viviamo la terza guerra mondiale a pezzi. È quindi chiaro che il tema della pace è di assoluta urgenza».
Il mondo disseminato di armi.Ovadia affronterà l’argomento con dati e letture, come gli scritti di Gandhi. «Comincerò dall’appello straordinario, lungimirante e grandioso delle suffragette americane, che fecero un forte richiamo affinché non si scatenasse la Prima Guerra Mondiale. E proseguirò con scritti coraggiosi come quello di un giornalista israeliano che denuncia il governo del suo Paese in un articolo memorabile intitolato Israele non vuole la pace. Leggerò anche l’elenco delle basi militari americane nel mondo: è inimmaginabile quante armi abbiano disseminato. Finché ci comporteremo così ci saranno guerre e terrorismo».
Sembra che la pace sia ormai solo una forma retorica per esercizi da anime belle, spiega Ovadia, mentre invece continuiamo ad alimentare guerre, illudendoci che siccome non sono a casa nostra, non esistano.
«Abbiamo lasciato che nel cuore dell’Europa, a soli 40 anni da una guerra mondiale, si scatenasse il conflitto in Jugoslavia, mentre potevamo impedirlo. Non solo, nel cuore dell’Europa cristianissimi serbi e cattolicissimi croati si sono massacrati allegramente e insieme hanno fatto scempio dei musulmani più pacifici del mondo, che sono i musulmani bosniaci. Vedete quanta falsa coscienza? Sono sconfortato perché siamo tornati indietro: l’umanità ha delle tare spaventose, una vocazione alla violenza e alla guerra».
Fine del sogno dell’Europa unita.
Per ciò è necessario essere lucidi, anche nella memoria. «Pochi ricordano le vittime civili nella guerra “di esportazione della democrazia” in Iraq, aggiunge Ovadia. Sono un milione di morti innocenti, soprattutto bambini, donne e vecchi. Non solo non è stata esportata la democrazia, ma è stata scatenata la ferocia terroristica. Questo secondo il Parlamento inglese, che ha espresso una dura condanna contro l’allora premier Tony Blair. Avevamo costruito un miracolo, l’Europa unita. In pochi lustri l’abbiamo trasformata in un’istituzione burocratica che si occupa solo di mercati, di politiche restrittive, di aumentare la forbice tra ricchi e poveri. E di appoggiare imprese avventuristiche militariste come quella in Libia, oggi un inferno dieci volte peggiore, in Iraq, in Afghanistan, dove i sovietici hanno innescato il processo. Eravamo usciti dalla Seconda Guerra Mondiale, noi italiani, con una Costituzione che dice che l’Italia ripudia l’uso della guerra per la soluzione di controversie internazionali. Ma siamo stati complici di una serie di interventi chiamati di peacekeeping, in cui si ammazzano decine di migliaia di civili».
Isis e terrorismo. A questo punto Moni Ovadia, la domanda fatidica se la pone da solo. «Tutti mi dicono: parli bene di nonviolenza, e allora con l’Isis? L’Isis poteva non nascere se la dissennata politica di inglesi e americani e dei loro sodali non avesse scatenato quelle guerre. Leggerò un articolo – racconta Ovadia – con la prefazione di Noam Chomsky, in cui un ex direttore della Cia spiega come l’Isis sia nato a causa della sciagurata politica del governo degli Stati Uniti. Il terrorismo va fermato prima che diventi pandemico. Non si può raggirare il mondo dicendo che vuoi la pace e poi sei alleato con Arabia Saudita e Qatar che finanziano il terrorismo. Finché non cesseranno di mentire, finché i mercanti di armi e tutte le aziende connesse domineranno come lobby la politica americana, britannica e di altri Paesi, non c’è da illudersi. Per forza chi produce armi deve venderle. E per venderle, quale miglior ragione della guerra?».
Difficile nutrire speranze, dunque. «La speranza è che si ricostituisca un equilibrio delle forze. Dire queste cose di Realpolitik mi fa male, ma quando c’era l’Unione Sovietica era meno peggio. Anche se il prezzo lo pagavano i popoli che stavano sotto una dittatura travestita da comunismo. Questa è l’umanità. Con l’aumento delle armi intorno alla Russia, anche Putin si è riarmato, da qui è nato il pasticcio ucraino e ora la tragedia siriana».
Se vuoi la pace preparala. «Ecco perché – conclude Ovadia – noi in occidente dobbiamo praticare l’arma di una spietata autocritica. Ma quando dici non facciamo la guerra, ma agiamo con le intelligence, con alleanze, eventualmente con boicottaggi, subito ti aggrediscono. Io sono un uomo di pace e ho a modo mio ribaltato lo slogan imperialista dei romani: si vis pacem para bellum – se vuoi la pace prepara la guerra–. Invece io dico si vis pacem para pacem. Se vuoi la pace, prepara la pace».
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