Lady Gaga messa in cornice I video ritratti di Bob Wilson rileggono i classici dell’arte
Organizzata dal Fai la mostra dell’artista Usa ospitata a Varese da Villa Panza Ingres, Michelangelo, Rembrandt “rifatti” con i volti e i corpi dello star system
VARESE. Bob Wilson, maestro del teatro contemporaneo, tra i rari artisti capaci di fare cultura – e di influenzarne le tendenze dagli anni Sessanta ai giorni nostri – con tutti i media a disposizione, è in Italia grazie al Fai, Fondo ambiente Italiano, con la mostra “Robert Wilson for Villa Panza”, in calendario a Varese fino al 15 ottobre 2017, nella settecentesca dimora che fu del conte Giuseppe Panza, appassionato collezionista di arte contemporanea.
La Villa oggi è diventata, grazie agli eredi, un importante polo di cultura, sede di collezioni permanenti ed esposizioni temporanee di caratura internazionale. La mostra di Wilson è imprescindibile dal contesto: è una ricca selezione di video portraits (video ritratti) che ritraggono animali e personaggi delle arti e dello spettacolo, disposti per volere dell’artista in punti chiave della dimora. «Stiamo ancora riscoprendo i classici. Socrate ha detto “i bambini nascono sapendo già tutto”. Il processo di apprendimento sta nel riscoprire ciò che già si sa. Per me questi sono principi da usare come fondamenta», ci dice Wilson mentre ci invita alla ricerca del silenzio, anche e soprattutto interiore, per approcciare la mostra: «Quando abbiamo girato i video ritratti, sia che si trattasse di persone o di animali, la stanza era completamente immersa nel silenzio, nessuno si muoveva. C’era una forte concentrazione che aiuta a riflettere sul preciso momento, a sentire i suoni che sono dentro di noi».
Tra i ritratti di Wilson, che fanno dialogare arte classica e contemporanea alla ricerca continua di un tempo oltre il tempo e oltre lo spazio, ci sono i video portraits della pop star Lady Gaga (già esposti a Londra nel 2013) ispirati a capolavori di Ingres, Jacques-Louis David e Andrea Solari. «Lady Gaga – ci rivela l'artista – è rimasta immobile per quasi dieci ore; proprio lei che di solito vediamo in continuo movimento nelle sue esibizioni. Ha avuto una forza non comune, un’espressività incredibile. Non ci sono molti artisti che riescono a fare cose simili. I suoi occhi erano lucidi, le è caduta una lacrima sulla guancia ed è rimasta immobile. C’è una sorta di nobiltà in lei è una vera principessa».
Il tempo visto da Bob Wilson è l’elemento intangibile che cambia l’interiorità di ciascuno, se solo lo si lascia scorrere in silenzio: «Gaga ha studiato il “Ritratto di mademoiselle Caroline Rivière” di Ingres che sta al Louvre. Poi mi ha detto ok. Ci sono ventiquattro suoi video ritratti ma non ce n’è uno simile all'altro. Ognuno ha una sfaccettatura diversa della persona. Non parlo di cambiamento esterno ma una sensazione interna che si esprime all'esterno». Il tempo nella poetica di Wilson non può prescindere dal silenzio: «John Cage, compositore e teorico musicale americano – figura tra le più rilevanti del Novecento – ha detto che il silenzio non esiste (“Silenzio”, libro cult pubblicato nel 1961, ndr) Così come non esiste l’immobilità, cioè il non movimento, perché c’è sempre movimento. A volte, quando siamo immobili ci rendiamo conto ancora meglio del movimento di quando ci muoviamo».
La potenza del tempo e del silenzio alla Wilson emergono nel video portraits che ritrae una pantera nera adagiata su un tavolo: «È stato difficile girarlo – ci spiega – L’abbiamo girato a Los Angeles con 45 tecnici. Ho riunito tutti e ho chiesto loro di poter toglierle la catena alla pantera spiegando la mia idea di lasciarla adagiata sul tavolo. Mi hanno chiesto preoccupati se Ivory, questo è il suo nome, sarebbe rimasta buona e ferma adagiata sul tavolo. Ho risposto penso di sì. Poi mi hanno chiesto cosa sarebbe successo se fosse saltata dal tavolo; ho risposto che probabilmente sarebbe stata la cosa giusta da fare. Trenta persone sono uscite dalla stanza. In quindici sono rimasti , in silenzio totale per trenta minuti, nessuno ha mosso un muscolo. Tutti noi siamo stati un unica persona per tutto quel tempo. La proprietaria di Ivory è rimasta attenta dietro la telecamera, perché probabilmente si sarebbe accorta di un’intenzione di Ivory un momento prima degli altri».
Quando Wilson ha fatto il sopralluogo a Villa Panza, ha deciso di creare nel parco un’installazione site specific, che farà parte della collezione permanente della Villa: “A House for Giuseppe Panza”, una casetta in stile American Shaker: «Pensando a Giuseppe Panza, a tutto quello che ha collezionato anche di artisti americani – ci dice Wilson – sono stato spinto a creare per lui questa casetta tipica del diciottesimo secolo americano, fatta di legno bianco e grigio».
L’unità architettonica di un’opera è l'essenza dell’arte di Bob Wilson, il più rinascimentale degli artisti contemporanei, che così ci racconta la sua idea di teatro: «Pensiamo che uno più uno faccia due, ma se ci pensiamo più a fondo “due” è uno, è una cosa. Ho appena diretto il “Faust”. Per me è come aver due mani ma un corpo unico: ci sono due personaggi principali Mefisto e Faust. Ma in un certo senso sono la stessa mente, lo stesso corpo. Anche il nostro cervello ha una parte destra e una sinistra ma è uno solo. Spesso nel teatro vedo decorazioni, non teatro, non la sua essenza. La gente va a scuola e studia decorazione del teatro, non teatro. Il teatro deve essere architettonico, non decorativo. Ciò che vediamo è importante quanto ciò che sentiamo e ciò che vediamo ci può aiutare a sentire meglio. Il ghigno può far più paura dell’aggressività; ciò che vediamo e ciò che sentiamo è strutturato». Cosa sia la strutturazione per Wilson, l'artista prova a spiegarcelo con un esempio “alla Wilson”: «Come strutturo ciò che sento e ciò che vedo? Magari c’è un orologio del diciottesimo secolo su un tavolo del diciannovesimo. Se mettessi un computer su quel tavolo, vedrei le due cose meglio, distinte. C’è maggiore scontro – dialogo – tra le cose. Questa è la strutturazione».
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