“Le ragazze”, vita standard di giovani a stelle e strisce
Il lavoro di Emma Cline sembra la prova finale di un corso di scrittura creativa Immaginario Usa ma non universale, troppo poco per gridare al capolavoro
Più di qualcuno rischia di restare abbagliato da “Le ragazze” di Emma Cline (Einaudi, 340 pagine, 18 euro), specie se a farsi abbagliare è ben predisposto, o ancora se prende per oro colato certe parole pronunciate da voci (più o meno) autorevoli dimenticando che, per la gran parte, sono giusto specchietti per le allodole per vendere più copie.
Si è davanti a un libro per certi versi, tanti versi, stupefacente, eppure a grattare appena via la patina da metallo prezioso, a scavare giusto un po’ sotto la superficie, si scoprono la consistenza e la natura del carbone: anche ben levigato, magari, ma pur sempre carbone. Stupefanno che a scriverlo sia stato una ragazza, qui al suo esordio, di soli ventiquattro anni al tempo della stesura, e la sua capacità di ricostruire un ambiente e un’atmosfera, quello della controcultura hippy statunitense più inutilmente utopica di fine anni Sessanta, che forse non hanno fatto in tempo a conoscere direttamente neanche i suoi genitori.
È sufficiente questo a farne un romanzo di valore? La risposta non può che essere no: perché altrimenti, ad esempio, si dovrebbe considerare che se fosse stato scritto da, si dice per dire, un pensionato giapponese o un canuto pastore abruzzese, il suo valore sarebbe inferiore. E così non può essere: un’opera d’arte è un’opera d’arte e come tale va valutata, ovvero esclusivamente sul piano estetico, e certo prescindendo dal dato biografico di chi l’ha partorita.
E ancora: si pensi alla frase dello scrittore Mark Haddon riportata in seconda di copertina, per cui la Cline sarebbe in possesso una «stupefacente capacità di comprendere gli essere umani». Considerazione curiosa, questa, dato che viene da un inglese: “Le ragazze”, fatta eventualmente salva l’ottima caratterizzazione della protagonista adolescente, non ha infatti alcun tratto di universalità. È in tutto e per tutto figlio della cultura, della storia e dell’immaginario a stelle e strisce: basti far presente che racconta, appena camuffata dalla lente della finzione letteraria, la vicenda di Charles Manson e dei suoi seguaci, autori di ben noti delitti in California nel 1969. Oltreoceano Manson è ancora oggi uno spauracchio, l’emblema del Male incarnato: ma solo laggiù, ci pare di poter sostenere senza tema di smentita. In, si dice sempre per dire, Europa, si pensa ad altro già da un pezzo. “Le ragazze”, prodotto standard e molto furbo, può abbagliare al massimo come prova finale di un corso di scrittura creativa, di quelli che negli USA si tengono nelle università da decenni: ed è poco, pochissimo, perché si gridi al capolavoro della letteratura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
