I Taifa riportano a Sassari i giorni degli Inti Illimani
SASSARI. Lucio Dalla era senz’altro un grandissimo artista, però come profeta non sempre ci azzeccava. Per esempio quando cantava, semiserio: «che noia la musica andina, sono più di tre anni che si...
SASSARI. Lucio Dalla era senz’altro un grandissimo artista, però come profeta non sempre ci azzeccava. Per esempio quando cantava, semiserio: «che noia la musica andina, sono più di tre anni che si ripete sempre ugual»”. Era il 1977 e gli allora giovanissimi Inti Illimani - al quarto anno di esilio in Italia dal loro Cile ridotto un inferno da Pinochet - facevano concerti ovunque. Si lasciavano dietro una lunga scia di emuli più o meno fortunati, più o meno bravi. Di anni, da allora, ne sono passati quaranta e quelle sonorità, invece di annoiare, continuano a toccare corde profonde. A patto che a farle vibrare siano musicisti dalla forte individualità, non semplici epigoni.
Come i Taifa, per esempio, che venerdì e sabato scorsi al Ferroviario di Sassari (per l’organizzazione di Arts Tribu) hanno entusiasmato, commosso e fatto cantare il pubblico, interpretando alcuni dei brani più famosi del gruppo cileno che nel 2017 festeggerà mezzo secolo di carriera. Con loro, sul palco, anche il giornalista Aldo Brigaglia, autore del libro “Intillimania”, dove ripercorre la lunga amicizia che lo lega al gruppo-leggenda delle Ande. C’è da dire che i Taifa, fondati più di trent’anni anni fa dal percussionista Franco Mameli e dal chitarrista Stefano Cirino, non sono una cover band come tante. Entrambi nuoresi, entrambi così folgorati da un concerto degli Intillimani visto da bambini proprio all’ombra del Redentore, da costruirsi i primi bombos con i fustini del detersivo e i flauti di Pan con le canne dello stagno. Loro, con alcuni dei fondatori storici degli Inti Illimani - i due Horacio, Salinas e Duran, e con Jose Seves e Max Berrú – hanno inciso due dischi: “Copia d’autore”, nel 2013, e adesso “In Volo”. Una cosa che non capita proprio a chiunque. Così come non capita a tutti di accompagnare gli Inti Illimani ad Expo 2015 e sentirsi dire da Horacio Salinas: «mi sembra di suonare con il mio gruppo». Insomma, il legame è profondo e se ne è accorto anche il pubblico del Ferroviario, che si è fatto trascinare da Mameli e Cirino, accompagnati da Angelo Palma (chitarra, charango), Michele Salituro (basso), e dai giovanissimi Pietro Cirino (violino elettrico) e Ettore Melis (flauto).
I Taifa hanno ripercorso la carriera degli Inti Illimani in un viaggio ritmato di circa venti brani, con pezzi da brividi come “America novia mia”, “Lo que mas quiero”, “Atacama”, “Rin del angelito” e la struggente nostalgia per il Cile di “Vuelvo”. E hanno anche presentato alcuni brani originali di Cirino e compagni, per poi chiudere, naturalmente, con “El pueblo unido”, che ancora oggi, dopo tanti anni, fa vagheggiare quell’idealismo che forse negli anni Settanta esisteva davvero.
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