Esce “I figli del buio” di Massimo Dall’Oglio Manga in casa Bonelli
Dell’autore sardo la nuova serie della storica casa editrice «Amo la fantascienza perché mi permette di essere libero»
SASSARI. Un manga Bonelli. Fantascienza? Solo la storia raccontata. Perché l’avventura racchiusa nel nuovo numero di Agenzia Alfa ha tutte le caratteristiche del manga, il fumetto giapponese. Con i suoi disegni per il volume intitolato “I figli del buio” (ben 288 pagine, 6.80 euro), Massimo Dall’Oglio porta nel futuro la storica casa editrice italiana usando scelte espressive che rappresentano una novità per la Bonelli.
Il disegnatore cagliaritano, già conosciuto per il suo stile che trae ispirazione dai maestri del paese del Sol Levante (basta ricordare i suoi precedenti lavori pubblicati tra Italia e Francia), stravolge l’impostazione delle griglie, delle inquadrature, dei tempi di racconto, della dinamica dell’azione. Il risultato è un disegno manga. Con evidenti richiami, per esempio, ad autori come Yoshihisa Tagami e Leiji Matsumoto. In particolare, in riferimento a quest’ultimo si riconosce una chiara citazione nell’abbigliamento del personaggio di Moon che Dall’Oglio raffigura con un poncho e un cappello simili a quelli indossati da Tochiro nella serie Capitan Harlock ideata da uno dei padri della fantascienza giapponese.
Moon è la protagonista, insieme a Kay, della storia che pur facendo parte della serie Agenzia Alfa (spin-off di Nathan Never) si può leggere tranquillamente anche come un volume unico. Una storia di avventura, ambientata in un futuro post apocalittico, tra strane creature, telepati, robot. Il soggetto è di Alessandro Russo, che firma anche la sceneggiatura fatta sua da Massimo Dall’Oglio.
«All’inizio – spiega il fumettista sardo – doveva essere come le due storie brevi che avevo disegnato in precedenza per Agenzia Alfa, con uno stile abbastanza tenuto sulla linea bonelliana. Ma quando ho fatto le prime dieci pagine sono venute fuori in modo naturale queste cose molto manga. La risposta dalla redazione è stata di grande entusiasmo e mi ha spinto ad andare avanti così. Era una storia che secondo me non si poteva disegnare con il solito tratto bonelliano, una storia molto giapponese nel suo essere raccontata. Dilatata, con tempi lunghi. Non per prendere spazio, ma per tentare di trasmettere più emozioni e sensazioni».
Sottoponendosi a un tour de force che lo ha impegnato per tanti mesi, Dall’Oglio ha dato sfogo a tutta la sua fantasia e abilità nel creare mondi futuristici. «Amo disegnare storie di fantascienza – spiega il fumettista – perché sono libero di fare quello che voglio. Mi porta in una dimensione che non esiste e il fumetto per me è totale evasione dalla realtà. Ci sono dei canoni, certamente, ma non vincolanti per esempio come nel fantasy dove è difficile fare a meno dei draghi o di castelli che comunque richiamano l’architettura storica. Qua per esempio ho disegnato un’ambulanza rettangolare, sembra una palazzina che vola. In quale situazione potrei inventarmi, disegnare una cosa del genere. Solo la fantascienza lo permette».
Per mantenere maggiore libertà il disegnatore spiega poi di aver lavorato passo dopo passo, senza sapere il finale: «La sceneggiatura mi arrivava a scaglioni – racconta – e non ho insistito per avere il finale sotto gli occhi, cercando al contrario un approccio in divenire per dare un’evoluzione visiva che andasse di pari passo a quella psicologica. Il fumetto doveva crescere, i personaggi evolversi e cambiare come nella vita vera. All’inizio hanno certe posture, compiono dei gesti che poi cambiano perché stavano camminando, insieme a me, lungo un sentiero sconosciuto».
Un lavoro molto sentito dal fumettista cagliaritano che aggiunge un importante tassello alla sua carriera, in attesa magari di vederlo all’opera anche come sceneggiatore. «Il sogno – sottolinea – è sempre quello di cimentarsi come autore completo, spero di avere l’occasione giusta. Le idee non mancano. Adoro la fantascienza. Con elementi distopici, intrighi politici, casi polizieschi futuristici. Mi piacerebbe poter disegnare delle mie storie di questo genere».
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