La Nuova Sardegna

«Dentro una stanza tutti i nostri domani»

di Monica De Murtas

Intervista con il coreografo Moreno Solinas, protagonista domani del secondo appuntamento di Danza Sassari Danza

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SASSARI. Prosegue con un’immersione nelle atmosfere londinesi di Igor Urzelai e Moreno Solinas la rassegna Danza Sassari Danza, curata da Motus per la direzione artistica di Luigi Doddo. In scena domani, alle 21 al palazzo di Città, “A Room For All Our Tomorrows”, spettacolo in prima regionale che arriva in città grazie anche all’origine sassarese di uno dei due coreografi, Moreno Solinas, che, dopo aver frequentato il liceo classico Azuni, ha deciso che nella vita avrebbe danzato. «Mi piacevano molto filosofia e letteratura, ma la mia passione più grande è sempre stata la danza. Dopo aver iniziato a dieci anni con la danza latino americana ho deciso di passare alla danza jazz con la compagnia Estemporada e poi alla classica e alla contemporanea con Maria Paola Della Chiesa. Dopo il liceo ho cercato un corso che mi garantissse una formazione accademica di qualità e mi sono iscritto alla London Contemporary Dance School. Ormai da dieci anni vivo a Londra. Insieme con il mio compagno, Igor Urzelai, anche lui ex allievo della London Contemporary Dance School , portiamo i nostri spettacoli nei teatri d’Europa e del mondo.

Cosa rappresenta portare questa produzione nella sua città natale?

«Le mie radici restano a Sassari e nell’isola. Le tradizioni folkloriche sarde sono state sempre per me fonte di grande ispirazione, e sono presenti in molti spettacoli prodotti da me e da Igor, che ha indagato invece sugli elementi folkloristici dei Paesi Baschi, sua terra d’origine».

  Cosa racconta il lavoro che presenterete a Sassari?

«Lo spettacolo non parla di noi due. Piuttosto di tutti noi, delle nostre vite segrete e di quei momenti in cui l’equilibrio ci abbandona e ciò che ci resta è soltanto il desiderio di gridare. La performance crea la condizione per immaginare come le cose potrebbero essere diverse rispetto al modo in cui sono ora. Ipotizza una stanza che possa contenere tutti i nostri domani. Lo spazio scenico è molto essenziale: un tavolo, due sedie due tazzine e una macchina del caffè. Uno spazio domestico, reale, come i due corpi che, urlando e danzando, irrompono improvvisamente sulla scena a squarciare l’apparente aria di tranquillità evocata da questo quadro di vita quotidiana. Ciò che proviamo a descrivere è la percezione di una perdita di armonia in un giorno qualunque. La riflessione e la domanda che tentiamo di sottoporre allo spettatore è quella di immaginare in che modo le cose possano cambiare, essere diverse da come sono. Il testo dello spettacolo è di Simon Ellis, le scenografie e i costumi di Kasper Hansen».

Un lavoro che ora state presentando in diversi teatri.

«Abbiamo realizzato questo lavoro con The Place, la struttura che fa capo all’accademia di danza dove abbiamo studiato e che ha iniziato a sostenere i nostri lavori non appena ci siamo laureati. Una grande opportunità perché essere artisti associati della London Contemporary Dance School ci consente di poter lavorare sui nostri progetti con un sostegno economico e organizzativo. Dopo Sassari porteremo a dicembre il nostro spettacolo in Cile, e per il 2017 abbiamo date importanti che ci condurranno negli Stati Uniti e in Giappone».

Come ha fatto a far diventare il suo sogno realtà?

«Ho seguito le mie inclinazioni, senza credere che fosse più facile intraprendere un corso di studi tradizionale e cercare un lavoro fisso. In ogni campo per realizzarsi bisogna lavorare sodo. Tanto vale seguire le proprie passioni e crederci, crederci sempre».

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