Mantova, il valore aggiunto di una Capitale della cultura
Dall’esperienza del 2016 appunti e suggerimenti per la città catalana «Il titolo da solo ci ha consentito di ampliare il budget e attirare più turisti»
SASSARI. Un titolo che vale molto di più del “semplice” milione di euro messo in palio per la città che ogni anno diventa la nuova Capitale italiana della Cultura: è una sorta di biglietto da visita incrociato con una carta di credito che consente di attrarre nuove risorse economiche per allestire un programma di grande spessore. Non solo: già così com’è, senza alcuna aggiunta di fantasia o creatività, è il migliore “claim” pubblicitario che si possa pensare, capace di calamitare da solo importanti ondate di curiosi e turisti. L’esperienza di Mantova, città che quest’anno si è fregiata del titolo facendo anche da apripista alle successive (la prossima sarà Pistoia, per il 2018, appunto, corre anche Alghero), finora è stata questa a poche settimane dalla chiusura dell’anno. E Alghero, inserita nella short list delle dieci finaliste per il 2018 (insieme ad Aquileia, Comacchio, Erice, Ercolano, Montebelluna, Palermo, Recanati, Settimo torinese e Trento) può già cominciare a prendere i primi appunti.
La vincitrice di questa corsa verrà proclamata martedì 31 gennaio alle ore 15 dalla giuria presieduta da Stefano Baia Curioni, che assegnerà il premio di un milione di euro (con l’aggiunta del “bonus” di poter escludere le risorse investite nella realizzazione del progetto dal vincolo del patto di stabilità). Per il 2015 quel milione di euro, su iniziativa del ministro Dario Franceschini, è stato diviso tra le cinque città italiane, tra le quali anche Cagliari, battute da Matera nella corsa all’ambitissimo (e ricchissimo) titolo di Capitale europea; daquest’anno c’è una sola città che è appunto Mantova. Dove hanno allestito progetti e cartellone e soprattutto potuto constatare i primi, benefici effetti della situazione: «Già adesso possiamo dire che essere la Capitale italiane della cultura per il 2016 ci ha aiutato tantissimo dal punto di vista della visibilità - racconta la responsabile del progetto Emanuela Medeghini -. Abbiamo registrato un aumento del trenta per cento del consumo culturale e i musei civici hanno visto raddoppiare le presenze. Abbiamo registrato anche la crescita dell’andamento positivo dal lato imprenditoriale, sono sorte nuove realtà soprattutto dedicate al turismo, ai servizi e alla ristorazione».
Certamente Mantova non potrebbe essere quanto di più lontana da Alghero come caratteristiche della città e del territorio e coi paralleli bisogna andarci piano. Però può essere importante capire quello che sta succedendo in questi mesi di preparativi: «Un milione non è di per sè una grossa somma - aggiunge Emanuela Medeghini -, non basta nemmeno per compilare il palinsesto. Il vero valore aggiunto in tutto questo è il titolo: il potersi vendere come Capitale italiana della cultura ci ha consentito di reperire altri finanziamenti pubblici e poter attrarre anche investitori privati di un certo valore. Tanto che alla fine abbiamo messo su un budget di cinque milioni, più altre iniziative di contorno. Dobbiamo anche dire che siamo molto curiosi di vedere cosa succederà e come andrà a finire al termine del 2016, vogliamo portare la nostra esperienza alle prossime città che succederanno alla nostra e sarà interessante fare il confronto. Un’altra cosa che stiamo monitorando è come riuscire a mantenere questi numeri e questi standard anche negli anni successivi, quando non avremo più questo titolo. Crediamo sia importante registrare le esperienze e utilizzare questo patrimonio per mantenere i trend ed evolvere anche i temi delle capitali italiane della cultura».
E questo deve far riflettere, anche se Alghero non è certamente una città d’arte vera e propria e non entra nei grandi flussi del turismo culturale come invece Mantova fa normalmente. La città dei Gonzaga ha predisposto un progetto di sviluppo pluriennale che tocca diverse tematiche: la rigenerazione urbana, il coinvolgimento dei cittadini, lo sviluppo delle imprese, la valorizzazione del patrimonio culturale. Importante soprattutto la parte della riscoperta dell’identità della città anche attraverso la riappropriazione degli spazi urbani da parte dei cittadini e l’utilizzo diversificato degli edifici più importanti e delle piazze. Il tema della città d’arte, inoltre, èstato portato all’attenzione tramite un convegno nazionale.
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