La Baba Jaga piace anche ai bambini
Al Ferroviario successo del matinèe per le scuole, domani alle 18 l’ultima replica
SASSARI. Dopo il debutto e la replica lo scorso fine settimana, anche il matinèe per le scuole di “Baba Jaga – La strega russa” è andata benissimo. All’apparire in scena del primo spirito incappucciato nella nebbia, si sono spente all’istante urla, chiacchiere e risate e tra le classi che ieri affollavano il Ferroviario è calato un silenzio animato a fasi alterne da timore e divertimento: ingredienti indispensabili in tutte le fiabe.
Non solo i bambini, però, sono rimasti affascinati. La nuova produzione della compagnia La botte e il cilindro - che ritorna domani sera alle 18 nella rassegna “Famiglie a teatro”sempre al Ferroviario- è piaciuta molto anche al pubblico adulto, con la sua mescolanza di coraggio, paura dell’ignoto e prove da affrontare con intelligenza e, allo stesso tempo, un pizzico di fortuna. O di magia. O, per chi ci crede, di spiritualità. Il testo, scritto da Consuelo Pittalis, si ispira alle fiabe russe, raccolte per la prima volta in maniera organica, a metà Ottocento, dal folklorista Alexandr Afanas’ev, e in particolare a “Baba Jaga” e “Vassilissa la bella”. Quest’ultima, interpretata da Luisella Conti, è una specie di sorella dell’Est di Biancaneve e Cenerentola. Anche lei è tormentata da una matrigna crudele e ha per antagonista una strega: la Baba Jaga en-travesti di Stefano Chessa, che stravolge l’iconografia allampanata delle megere a favore di una corpulenza sottolineata da una parrucca a mongolfiera e una voce cadenzata e martellante. Sul palco, diretti da Pierpaolo Conconi, ci sono anche Alice Friggia (la matrigna), Nadia Imperio e Marta Pala (i cavalieri e la casa semovente) e la stessa Pittalis nel ruolo della serva-gatto della strega. Un personaggio a tutti gli effetti è poi la bambola della protagonista, interpellata nei momenti in cui l’azione richiede un intervento soprannaturale. La trama si mette in moto a partire dalla richiesta fatta a Vassilissa dalla matrigna (che vorrebbe in realtà sbarazzarsi di lei) di andare a casa della terribile strega Baba Jaga per ottenere in prestito ago, filo e un ditale d’oro. Da qui inizia per la ragazza una serie di prove e di incontri fantastici, che regalano continue sorprese grazie alle luci di Tony Grandi e alle scene e ai costumi di Luisella Conti e Nadia Imperio. Tra i più divertenti, la izba semovente su zampe di gallina, che nell’iconografia russa è la casa di Baba Jaga; la porta della capanna rappresentata come un’orribile faccia zannuta e i tre cavalieri che, con i loro cavalli soprannaturali, appaiano nei momenti dove la tensione si fa più alta. Ottima, infine, la scelta di utilizzare come colonna sonora (fonica di Stefano Pinna) brani da “Pictures at an Exhibition”, la rilettura in chiave progressive fatta da Emerson, Lake & Palmer della composizione omonima per pianoforte di Musorgskij.
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