La Nuova Sardegna

Un astrattista guarda l’arte classica

di Paolo Curreli
Un astrattista guarda l’arte classica

Fino al 16 in mostra a Sassari gli ultimi interessanti lavori di Igino Panzino

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SASSARI. Fino al 16 dicembre alla Libreria-Dessì in Largo Cavallotti 17, “Fuori tempo”, mostra personale di Igino Panzino. Venticinque ultimi lavori, di dimensioni ridotte, dell’artista sassarese ispirati a opere di grandi personalità dell’arte come Bruegel o Tiepolo, Durer o Paolo Uccello, Bosch o Giovanni Pisano. Meticoloso lavoro dove i particolari di opere fondamentali vengono estratti, ritagliati e allineati su diversi piani, effetto potente nonostante le piccole dimensioni che ripropone proprio i tanti piani attraverso cui l’arte può essere percepita e compresa.

Uno sguardo alla grande arte classica, un grido intimo di ribellione contro la deriva mercantile dell’arte contemporanea. Panzino – personalità di rilievo dell’informale – si rivolge al classico non con nostalgia ma piuttosto con un lavoro personale, intimo e meticoloso con cui riannoda i fili con la storia dell’arte, piccoli cartoni che sfuggono alla monumentalità e che rivendicano ancora la bellezza come arma sovversiva contro il sistema dell’arte.

Si percepisce in queste opere il lavoro sapiente dell’uomo, l’osservazione che ne è alla base, i tempi di realizzazione. Tutto fortemente, umano e personale, lontano dalla macchina promozionale – più che veramente innovativa – del sistema contemporaneo dell’arte. «Credo che i valori eterni e universali dell’arte non vadano cercati nei suoi “contenuti” che sono sempre stati mutevoli e legati ai momenti storici in cui sono stati espressi – sottolinea l’artista –, ma vadano individuati piuttosto nella ininterrotta ricerca riguardante il modo attraverso il quale riuscire a rendere più convincente ed emozionante ciò che si voleva via via raccontare. In poche parole nella elaborazione di un linguaggio artistico sempre più pregnante, tale da diventare autonomo, almeno nelle sue forme più autoreferenziali, dai contenuti».

Il tema del linguaggio è fondamentale nell’opera di Panzino, che ha esplorato le superfici e i materiali in molti suoi lavori. «E’ del 1890, se non mi sbaglio, la frase dell’artista francese Maurice Denis che suonava più o meno così: “ricordarsi che un quadro prima di essere un cavallo da battaglia, un nudo di donna o qualsiasi altro aneddoto, è un insieme di superfici colorate disposte secondo un certo ordine”» sottolinea Igino Panzino, che aggiunge: «Questa è la prima definizione moderna della pittura e se vogliamo per estensione dell’arte nel suo insieme, che personalmente considero un punto di non ritorno».

Per l’artista sassarese è anche l’occasione per manifestare la sua ostilità verso i tempi che ci tocca vivere. «Il momento che, nostro malgrado, stiamo attraversando e che, seppur per molti aspetti tragico - precisa Igino Panzino -, assume inevitabilmente contorni da burletta paradossale, non mi piace affatto, né nella sua più ampia dimensione sociale, né, ancor meno, in quella più particolare che riguarda le cose dell’arte». Delle opere – queste in mostra alla Libreria Dessì – che andrebbero viste e analizzate tenendo conto della ferma posizione di Igino Panzino nei confronti del sistema dell’arte di oggi. «Detesto, con tutte le mie forze, l’attuale sistema artistico che ha come limite più evidente l’identificazione, sic et simpliciter, del valore culturale estetico dell’opera col suo valore commerciale, sintesi che riesce grazie ad una completa, intenzionale, confusione dei criteri di valutazione dei due differenti aspetti».

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