La Nuova Sardegna

Piovani: «La vita senza bellezza non ha valore»

di Monica De Murtas
Piovani: «La vita senza bellezza non ha valore»

Il compositore domani a Sassari col suo spettacolo “La musica è pericolosa”, racconto della sua vita tra note e parole

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SASSARI. Si alza il sipario sulla stagione di prosa e danza del circuito Cedac del teatro Comunale con un progetto di parole e musica firmato dal premio Oscar Nicola Piovani che questa sera alle 21 presenterà “La musica è pericolosa”.

Nel raffinato concertato -amarcord in scena per la prima volta in Sardegna l’artista rievoca incontri e aneddoti tratti dalla sua carriera di musicista e compositore. Piovani divide in questa occasione il palcoscenico con un ensemble, alle prese con pezzi inediti e musiche da film, formato da: Marina Cesari al sax e al clarinetto, Pasquale Filastò al violoncello e alla chitarra, Ivan Gambini alla batteria alle percussioni, Marco Loddo al contrabbasso e Rossano Baldini alle tastiere. L’autore di indimenticabili colonne sonore tra cui “La vita è bella”(vincitore dell’Oscar) di Roberto Benigni dopo il debutto isolano a La Maddalena nell’evento realizzato in collaborazione con “La Valigia dell’Attore” e l’apertura di stagione a Sassari sarà in scena da domani al 18 dicembre al Teatro Massimo di Cagliari. Il progetto «la musica è pericolosa» ispirato ad una frase Fellini racconta di un rischio che regala inaspettati scampoli di divinità – dice Piovani – istanti che ci afferrano e ci ammaliano con una forza capace di cambiarci dentro».

Quali sono i più grandi pericoli nascosti nel pentagramma?

«Sono gli stessi pericoli che si nascondono nella bellezza, quella vera, delle opere d’arte, delle scoperte scientifiche, negli innamoramenti adolescenziali. È la bellezza dello stupore, una bellezza che mette a rischio le certezze, che genera in ognuno di noi le crisi belle».

Un rischio da affrontare dunque?

«La pericolosità per la quale vale la pena vivere. Si può vivere come si vuole certamente. Vivere accettando il rischio del campare con profondità e respirare a fondo la bellezza della vita, ma anche vivere tranquillamente senza uscire dal perimetro dato, senza sorprese, senza stupirsi. Si può vivere ignorando la Sonata a Kreutzer di Beethoven, l’opera di Caravaggio e quella di Chaplin. Si può vivere accontentandosi dell’edonismo e del consumismo automatico, ignorando le esperienze intense, al riparo da sorprese, rassicurati dal già noto. Ma chiamarla vita magari è esagerato. C’è un termine che usano gli assicuratori che rende bene l’idea: la “premorienza” (morte che avviene prima di una determinata scadenza ndr) descrive bene quello che io definisco il letargo esistenziale».

“La musica è pericolosa” nasce dal suo libro omonimo. Com’è scaturita l’idea di trasformarlo in spettacolo musicale?

«L’idea iniziale me l’ha data Francesco Rosi, un grande regista e un grande uomo. Dopo aver letto il mio libro mi ha telefonato per consigliarmi di farne un cd o meglio un dvd con esempi musicali. Io ho raccolto subito l’input, l’ho approfondito, ci ho lavorato e alla fine ho deciso di trarne uno spettacolo, mettendo in scena alcuni stralci che vengono dai capitoli del mio libro».

Nel suo concertato gli strumenti sono come personaggi chiamati ad interpretare un ruolo. Come ha scelto il “cast”?

«La base del “cast” è composta da musicisti molto affiatati, che suonano con me da molto tempo e hanno approfondito un modo di suonare che io definisco “teatrale” cioè sintonizzato sul pubblico–. Filastò, Gambini, Cesari, Baldini, Loddo – e naturalmente io, al pianoforte raccontiamo una storia. Io faccio un po’ da filo conduttore parlato fra una suite e l’altra».

La sua produzione è caratterizzata da influenze di vari stili molto diversi fra loro. A quale genere si sente più legato?

«Al di là di ogni genere mi piace fare o meglio–, mi piacerebbe riuscire a fare – una musica d’oggi, una musica che racconti il presente. I capolavori del passato sono talmente tanti che moriremo senza averne ascoltata la metà. Una musica di oggi è, secondo me, una musica che tiene conto della compresenza dei linguaggi musicali in cui viviamo. Faccio un esempio vado all’auditorium a sentire Mahler e in macchina, mentre aspetto il giornale radio sento un brano di Varese, prendo un caffè al bar e in diffusione c’è Duke Ellington, un ambulante canta una canzone di Giorgia. Tutto questo accade in un arco di tempo veloce. L’oggi, il mio oggi è questo e cerco di partire da qui quando scrivo».

Oltre le grandi soddisfazioni professionali ci sono ancora progetti nel cassetto che vorrebbe realizzare?

«Molti progetti, tra cui una commedia musicale e un’Opera vera e propria; oltre a canzoni, opere sinfoniche e da camera. Alcuni credo proprio che li realizzerò. Comunque mi piace vivere pensando che il meglio lo devo ancora scrivere. Il successo è una bella cosa, ma appartiene al passato. Non a caso “successo” è un participio passato e a me interessa molto il presente e il futuro a partire da questa breve tournée in Sardegna».

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