il libro, domani la presentazione

“L’emissario”, storia vera del sequestro Casana

ORISTANO. Cronaca del secolo scorso che diventa romanzo. È la Sardegna dei misteri che si perdevano in una trama nebulosa di rapporti personali, di luoghi geografici non meglio definibili da chi poi...

ORISTANO. Cronaca del secolo scorso che diventa romanzo. È la Sardegna dei misteri che si perdevano in una trama nebulosa di rapporti personali, di luoghi geografici non meglio definibili da chi poi è tornato a casa. È come se questi avesse vissuto per alcune settimane all’interno di un quadro senza riuscire a scorgerne tutti i dettagli che il pittore aveva rappresentato.

A quella Sardegna così tante volte raccontata mancava un punto di vista diverso. Per anni, prima che il blocco dei beni fiaccasse ogni velleità dei sequestratori, il ruolo dell’emissario era determinante. E “L’emissario” (310 pagine, Editrice Alfa) è proprio il titolo della storia che racconta Paolo Oggianu. Farmacista oristanese di 42 anni, ha avuto per le mani un tesoro, perché quell’inviato speciale che ci porta in viaggio tra l’agosto e l’ottobre del 1979 è suo zio, il frate gesuita Cosimo Onni. Oggianu presenterà il libro domani alle 18 nei locali dell’Hospitalis Santi Antoni. Il rapimento si concluse il 20 di ottobre del 1979 e, da quel momento, nulla è stato come prima. Alcune verifiche sulle targhe delle auto “sospette” li condussero sino a Luciano Gregoriani, la prima gola profonda del banditismo sardo. Fu il primo collaboratore di giustizia, l’uomo che aprì una breccia su una fortezza inespugnabile. Le domande di chi sperava di allargare maglie impenetrabili di un mondo regolato da leggi tutte sue cadevano nel vuoto. Non quella volta perché Gregoriani, morto nel 2012 in Venezuela, decise che piuttosto che marcire in carcere poteva iniziare una nuova vita.

Quella vecchia si era conclusa propri dopo il sequestro di Marina e Giorgio Casana. Sedici e quindici anni, i due fratelli di un’aristocratica famiglia piemontese, stavano trascorrendo la giornata del 22 agosto 1979 di fronte a Capo Pecora nel mare di Buggerru. I banditi raggiunsero in gommone la loro imbarcazione e li portarono via tenendoli per due mesi nel Supramonte. La liberazione si suggellò quando salirono sull’auto di padre Cosimo Onni , dietro un riscatto di 380 milioni di lire euro (inizialmente i banditi chiesero tre miliardi) .

È di quei due mesi che parla il romanzo di Paolo Oggianu che ha ricevuto tutte le carte della trattativa e ricorda anche le lunghe chiacchierate con lo zio prima della sua morte: «Erano gli anni ’90 quando iniziò a parlarmi del suo ruolo da emissario in alcuni

sequestri. Successivamente fu coinvolto anche in quello di Sara Niccoli in Toscana e così come lui raccontava a me quelle vicende io le ho riportate. È per questo che ho scelto il racconto in prima persona, quello non è il punto di vista di chi scrive, ma di chi è stato dentro quella storia».

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