La Nuova Sardegna

Una Coppa Davis “sporcata” dalla trasferta a Santiago

di Fabio Canessa
Una Coppa Davis “sporcata” dalla trasferta a Santiago

Quarant’anni fa l’unica vittoria italiana nella prestigiosa competizione di tennis Dario Cresto-Dina racconta le polemiche e la controversa decisione del governo

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SASSARI. Esattamente quarant'anni fa. Il 19 dicembre 1976 si conclude la finale della sessantacinquesima edizione della Coppa Davis, la massima competizione mondiale a squadre del tennis maschile. È domenica e si giocano gli ultimi due singolari della sfida tra Cile e Italia. Ne vinceranno uno a testa. Ma sono partite che servono solo per la statistica. Il punto decisivo per gli azzurri è già arrivato il giorno prima, grazie alla vittoria nel doppio della coppia Panatta e Bertolucci contro i padroni di casa Fillol e Cornejo. Il terzo punto, quello che assegna la coppa. Nella giornata inaugurale con i primi due singolari, Barazzutti e sempre Panatta hanno infatti avuto la meglio senza grosse difficoltà sugli stessi due tennisti cileni. L'Italia conquista così la Davis. Per la prima e, al momento, unica volta.

Un'impresa che segna la storia dello sport italiano raccontata, quatto decenni dopo, dal vicedirettore di Repubblica Dario Cresto-Dina in “Sei chiodi storti” (66thand2nd editore, 156 pagine, 17 euro). Un'impresa sportiva, però, non celebrata allora come ci si aspetterebbe per un risultato storico. Preceduta e accompagnata da aspre polemiche che hanno contribuito a fare in qualche modo dimenticare il trionfo dei quattro moschettieri - oltre a Panatta, Barazzutti e Bertolucci bisogna ricordare Zugarelli - guidati dal capitano non giocatore Pietrangeli. Resta più che il ricordo del miglior momento del tennis italiano al maschile, quello di un'Italia divisa in due sull'opportunità di andare o no a Santiago per giocare la finale. Nel Cile governato dal dittatore Pinochet. Così il libro di Dario Cresto-Dina porta il lettore nel 1976. La questione Davis si presenta a settembre dopo la vittoria in semifinale contro l'Australia. L'altra di semifinale non si è nemmeno giocata. L'Unione Sovietica si è rifiutata di incontrare il Cile in segno di protesta contro il regime di Pinochet. Bisogna seguire lo stesso esempio o lasciar andare la squadra a giocarsi la coppa? L'appuntamento è in programma dal 17 al 19 dicembre, in tanti si schierano per il boicottaggio. Compresa gran parte della stampa. Si forma anche un Comitato del No con a capo il poeta e scrittore sardo Ignazio Delogu, amico di Neruda. Alla fine il Governo, guidato da Andreotti, dà il via libera. Il comportamento ambiguo del Pci è ben rappresentato dalle parole di un altro sardo, responsabile del dipartimento per i problemi dello sport, Ignazio Pirastu: «Noi abbiamo provato a non mandarvi ma ora saremo i primi a fare il tifo per voi». Gli azzurri partiranno così per il Sudamerica, tornando con l'insalatiera d’argento. Una vittoria storta, «una breve felicità» di cui Dario Cresto-Dina ricostruisce la cronaca in modo avvolgente.

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