La Nuova Sardegna

I primordi dell’autonomia negli atti degli Stamenti

di Sabrina Zedda
I primordi dell’autonomia negli atti degli Stamenti

On line sul sito del Consiglio i documenti dei parlamenti sardi dal 1355 al 1799 Sono liberamente consultabili grazie alla loro completa digitalizzazione

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CAGLIARI. «Il medesimo ha riferito essere stata la città di Sassari circondata ed invasa nel giorno 28 del passato prossimo dicembre da più migliaia d’uomini armati delle ville circonvicine ed altre di quel Capo; di esser i medesimi riusciti di entrare in detta città». E’ il 1° gennaio 1796 quando i tre Stamenti, riuniti nel Palazzo arcivescovile di Cagliari, ricevono un dispaccio dal governatore di Alghero che gli informa dei fatti accaduti negli ultimi giorni del 1795. A meno di due anni dall’insurrezione che la notte del 28 aprile portò, a Cagliari, alla fuga del viceré, il fuoco della ribellione contro i piemontesi è salito sino al nord dell’isola. I “diari” di quei momenti, ma anche di quelli che scandirono la Sardegna spagnola e aragonese, sono ora a portata di clic grazie alla pubblicazione on line degli “Acta Curiarum Regni Sardiniane”, un’opera monumentale che mette insieme gli atti dei parlamenti e degli stamenti sardi dal 1355 sino 1799.

Ieri nel palazzo del Consiglio regionale c’era grande gioia per il traguardo raggiunto: il progetto di ricostruire buona parte della storia della Sardegna e della sua società attraverso gli atti di 24 parlamenti, sinora ha permesso di pubblicarne quindici (compreso un primo volume che contiene gli atti di un convegno svoltosi nel 1984). Degli altri otto, due sono all’esame del comitato scientifico e sei sono in via di pubblicazione. Nel frattempo i tomi già pubblicati sono stati digitalizzati affinché studiosi, ma anche semplici curiosi, possano accedervi. L’accesso è semplicissimo: una volta entrati nel sito del Consiglio regionale basta fare un clic sull’icona degli atti, e da lì scegliere il volume in base al periodo storico che interessa. Non solo: è possibile fare la ricerca anche inserendo una parola chiave.

«E’ stato compiuto un imponente lavoro che ha consentito di digitalizzare tutti i volumi sinora pubblicati, con la consapevolezza che ogni pezzo della nostra storia serve a costruire la coscienza e la piena identità di un popolo – ha detto il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau- L’obiettivo è pubblicare gli atti ancora mancanti entro la fine della legislatura». Con questo lavoro la Sardegna si pone in una posizione di primo piano in campo nazionale e non solo: Michele Cossa, presidente delegato del Comitato scientifico, ha osservato che «altre realtà regionali e nazionali, come la Catalogna, pur avendo provato a ricostruire parte della loro storia attraverso questo tipo di documenti non ci sono riusciti». Era il 10 maggio 1983 quando l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale accolse la proposta della vicepresidente, Maria Rosa Cardia, di pubblicare quegli atti. Un lavoro mastodontico. «Il Consiglio regionale – dice Maria Rosa Cardia – era consapevole che non si può scrivere la storia di un paese ignorandone le istituzioni rappresentative, che esprimono l’essenza e la misura della partecipazione delle popolazioni al governo». Il secondo passo fu nel 1984 con un convegno di riflessione i cui atti sono raccolti nel primo volume degli “Acta Curiarum Regni Sardiniae”. Ad accompagnarli era un’introduzione dell’allora presidente del Consiglio regionale, Emanuele Sanna: «C'è in Sardegna, in questo particolare momento storico, sempre più forte e consapevole la domanda di autonomia e di identità, una grande richiesta di riscoprire le nostre vere radici, di ripercorrere criticamente ma anche con orgoglio il lungo e faticoso processo attraverso il quale si è formata la nostra personalità collettiva e la nostra identità di popolo».

Una tensione verso l’autonomia ben presente nel lavoro presentato ieri: «Ne possiamo trovare elementi quasi in ogni pagina – ha sottolineato, dal comitato scientifico, Italo Birocchi, ordinario di Storia del diritto italiano alla Sapienza di Roma – . Nel 1543, ad esempio, fu chiesta l’istituzione di una università in Sardegna. Cosa significava? Voleva dire che c’era l’esigenza della formazione di una classe dirigente sarda». Sulla stessa linea è Gian Giacomo Ortu, docente di Storia moderna all’Università di Cagliari, che nella storia dei parlamenti in Sardegna rinviene una sola chiave di lettura: l’autogoverno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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