La Nuova Sardegna

La leggenda dei Dimonios a fumetti

Bepi Vigna e Gildo Atzori raccontano il bagno di sangue della Grande Guerra

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SASSARI. Sardegna centrale, primavera del 1915. Quattro giovani passano l'ultimo giorno nell'isola prima di partire per il fronte nella casa di un vecchio poeta, fuori dal paese. Inizia così “Dimonios. La leggenda della Brigata Sassari” (Grafiche Ghiani, 78 pagine, 16 euro). Un fumetto scritto da Bepi Vigna con disegni di Gildo Atzori – colorazione di Laura Congiu e Stefania Costa – che porta i lettori nelle trincee della Prima guerra mondiale, al fianco di tanti uomini, poco più che ragazzi, costretti a combattere, ad avanzare sotto il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili per conquistare qualche metro di terra della linea nemica. Giovani come quei quattro che si vedono in apertura del fumetto. Ne resterà solo uno di loro come mostra la chiusura della storia. Circolare. Il ritorno dell'unico sopravvissuto in quella casa sotto le montagne, ormai abbandonata. La guerra si era portata via i suoi amici, così come tanti altri soldati partiti dalla Sardegna. Richiamati sotto le armi. Una quota importante faceva parte della Brigata Sassari, composta da due reggimenti che nell'estate del 1915, poco tempo dopo la loro costituzione, passavano l'Isonzo. Cominciava così la marcia dei fanti sardi verso un sacrificio immane, un bagno di sangue. Ma anche verso la gloria. Nasceva il mito dei Dimonios, dei diavoli rossi. Contadini e pastori, soprattutto, capaci di imprese incredibili in battaglia. Mossi da un'audacia senza eguali, mediata dall'abilità di ufficiali come il maggiore Dessì, figura ispirata a Francesco Dessì Fulgheri. Il maggiore di Villacidro, padre dello scrittore Giuseppe Dessì autore del racconto “La trincea” ripreso da questa narrazione per immagini ideata dal Centro Internazionale del Fumetto fondato dall'autore dei testi di “Dimonios”, Bepi Vigna. Sceneggiatore dalla lunga esperienza, tra i creatori della serie “Nathan Never” per la Sergio Bonelli Editore.

Il volume è arricchito da una prefazione firmata da Arturo Nitti, comandante della Brigata Sassari, e da un approfondimento storico del giornalista e ricercatore Alberto Monteverde. (f.c.)

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