La rivoluzione spiegata ai ragazzi tra storia e disegni
Una collana Istos diretta da Teresa Porcella Otto Gabos illustra i testi di Fois e Masala
SASSARI. Raccontare a chi sta costruendo la propria identità individuale attraverso il cambiamento quotidiano, gli adolescenti, quei cambiamenti che hanno segnato l’identità collettiva di tutti: le grandi rivoluzioni. Nasce così (per Libri Volanti - Istos, casa editrice toscana) la collana “Rivoluzioni” ideata e diretta da Teresa Porcella, cagliaritana che vive a Firenze e da tempo si occupa di letteratura per ragazzi in diversi ruoli. Una serie di libri per portare i giovani lettori, in modo innovativo, dentro la storia. A contatto con eventi che hanno segnato mutamenti epocali. Come la Rivoluzione francese al centro del primo volume della collana: “La formula esatta della Rivoluzione” (190 pagine, 14 euro). Una storia scritta da Marcello Fois e Alberto Masala, accompagnata dalle illustrazioni di Otto Gabos. Tutti sardi dunque per la partenza del progetto che poi si svilupperà in diversi volumi con testi firmati da altri importanti scrittori, sempre sotto la supervisione di Teresa Porcella. «Ogni volume – spiega la curatrice – alla macrostoria unisce una microstoria, quella dei personaggi. In questo caso i protagonisti sono il dodicenne Armand e l'amica Pierrette. Dopo la presa della Bastiglia conosceranno Lavoisier, il grande scienziato che diventerà per loro un maestro».
Ma com'è nata l'idea della collana?
«Dalla carenza di libri che trattano in questo modo la storia per i ragazzi. Si lavora di solito sulla biografia di un personaggio, quasi sempre si racconta la sua vita da adolescente. E manca normalmente quella linea di far ragionare i ragazzi sul senso davvero rivoluzionario di certi eventi e sui debiti che abbiamo con chi ci ha preceduto».
Come ha coinvolto gli altri autori sardi? Da chi è partita? «Da subito ho pensato a dei libri in cui le illustrazioni avessero un peso importante quanto il testo. La scrittura genera immagini, le immagini generano pensieri e volevo un rapporto equilibrato tra parole e disegni. L'idea è stata coinvolgere subito Otto Gabos per farne l'illustratore di collana».
Spesso nelle collane di questo tipo per ogni volume si punta a un illustratore diverso.
«Vero, ma per me Otto ha due caratteristiche molto importanti. Una che è anche autore, sa bene così significhi un piano narrativo. L'altra che è molto duttile come disegnatore, sul piano delle inquadrature e delle tecniche. E a questo proposito gli ho chiesto di cambiare tecniche e stili per ogni volume. L'unica costante è il lavoro in bicromia. Le storie avranno un diverso colore dominante, dalla valenza anche emotiva. Per la Rivoluzione francese abbiamo scelto il rosso».
Per i testi invece gli autori sono diversi per ciascun libro. Perché ha voluto affidare questa prima storia a Marcello Fois e Alberto Masala?
«Marcello volevo coinvolgerlo sin dall'inizio, per la sua grande capacità di gestire il quadro storico. E poi non volevo solo autori specializzati in libri per ragazzi. I buoni scrittori, sono buoni scrittori per tutti. Lui però mi ha detto subito, con modestia, di non essere sicuro di saper scrivere per ragazzi e mi ha proposto un lavoro a quattro mani con Alberto Masala. E sono stata contentissima di questo. Sono riusciti a creare una narrazione davvero fluida, capace di coinvolgere i lettori più giovani, ma allo stesso tempo elegante. Adatta anche per gli adulti».
E c'è un “sardo” anche nella storia raccontata: il rivoluzionario Marat che aveva origini cagliaritane.
«L'idea di partenza è la contrapposizione di fondo tra Marat e Lavoisier. Marat, il rivoluzionario, era di fatto un reazionario in termini di concezioni scientifiche e al contrario Lavoisier che era un nobile, quindi più conservatore, è stato quello che ci ha regalato le basi della scienza moderna. Mi piaceva l'idea di far ragionare i ragazzi sul fatto che dentro le dinamiche storiche le cose non sono mai tutte bianche e tutte nere, bisogna vederle in maniera più articolata».
Un racconto di formazione comporta sempre una dose di disincanto. Lavoisier muore, vittima del Terrore.
«I processi di vita e di crescita comportano delle perdite, senza troppi buonismi. Allo stesso tempo non ci interessava indulgere sugli aspetti più cruenti della Rivoluzione».
Cosa possono insegnare dunque le rivoluzioni ai ragazzi?
«Intanto che il cambiamento è la legge della vita. La difficoltà che si ha sempre nel cambiamento è accettare di lasciare ciò che si era prima e non capire cosa si è ancora. In questo caso il fatto che i cambiamenti siano macroscopici, di contesto ancor prima che individuali, diventa tranquillizzante. Dice all'adolescente che non riguarda solo lui, che prova disagio non perché è strano, ma è una cosa che può condividere. Come fanno i due ragazzini protagonisti della storia, pur molti diversi tra loro».
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