Da Fois a Pigliaru, il ricordo di un uomo gentile
Il regista Salvatore Mereu : «Insieme stavamo lavorando a un film tratto dal suo libro “Assandìra»
MARCELLO FOIS: «Quando mi chiedono la differenza tra uno scrittore e un narratore a me viene sempre in mente Giulio Angioni; non so dire se sia stato un narratore, ma so con certezza che è stato in assoluto uno degli scrittori più grandi del nostro Paese. Con Salvatore Satta e Salvatore Mannuzzu è stato l’autore che ha portato la scrittura sarda al centro del dibattito nazionale. Ora Sergio Atzeni potrà ringraziarlo personalmente».
FLAVIO SORIGA: «Un giorno di tanti anni fa sono andato a una serata letteraria da qualche parte in Sardegna, lontano da tutto. Mi sono messo in cammino con un mio cugino, futuro geometra e utese del mondo, e Giulio Angioni. Quando siamo partiti, mio cugino a un certo punto mi ha detto, di nascosto: «Ma dobbiamo davvero andare con questo vecchietto?» Al ritorno, mentre facevamo pipì in campagna, tutti e tre sul bordo della strada nella immensa deserta campagna del sud Sardegna, mio cugino mi ha detto: «Oh, comunque troppu togu, Giuliu». Giulio Angioni era un intellettuale e un uomo simpatico, era facile sentirlo amico, era normale sentirlo vicino. Ci potevi parlare di storia medievale e di sesso, di seduzione e di antropologia, di libri e di amore. Faceva ridere, Giuli, quand’era tra amici, quando si divertiva. Il resto è tutto nei suoi libri: la complessità delle nostre multiple appartenenze, l’universalità dell’animo umano. Ci mancheranno le tue scemenze, Giulio, ci mancheranno tanto».
SALVATORE MEREU: «Ho conosciuto Giulio Angioni, anni fa, in occasione della prima edizione del Festival della letteratura di Gavoi. Era, allora, uno degli animatori della rassegna che stava per nascere. Pranzammo in un bosco pecora in capotto, con molti altri. Mi pungolò, garbatamente, cercando di misurare con un sorriso il mio tasso di sardità presunta, come ad un alcoltest, facendomi comprendere che la Sardegna non si esauriva a Paulilatino. Negli anni credo di poter dire che siamo diventati amici e una volta, proprio in segno di questa amicizia, lui, schivo come pochi, accettò di interpretare una piccola parte in un film realizzato con gli studenti. Da qualche anno avevamo un progetto insieme. Una comune amica, Giovanna Cerina (anche lei partita) mi aveva parlato di “Assandira”. «Dovresti leggerlo – mi disse – da lì sì che ci puoi trarre un film». Ne abbiamo parlato fino all’altro ieri di questo progetto insieme e aspettavo di tornare a vederlo per mostrargli i primi provini. Il tempo non ci ha aiutato. Ma questo film, a Giulio, glielo devo. Ecco, di tante qualità che possedeva come uomo e come letterato credo mi mancherà soprattutto la sua gentilezza».
FRANCESCO PIGLIARU. «Con la scomparsa di Giulio Angioni la Sardegna perde un intellettuale curioso e appassionato. Ci lascia insegnamenti preziosi e un’eredità di studi e di libri in cui ha saputo valorizzare la storia e le tradizioni della nostra isola con un pensiero alto e moderno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google