Autori sardi dalle pagine al grande schermo
Letteratura e pellicole da “Sonetàula” a “Bellas mariposas”. Eleonora Duse e le figure della Deledda
SASSARI. Dal libro al film. La storia del cinema è anche la storia di opere letterarie che hanno avuto una seconda vita sul grande schermo. Ogni anno sono decine i lungometraggi il cui soggetto originale nasce dalla lettura di romanzi, più o meno noti. Tanti sono anche i libri di autori sardi diventati film. E il passaggio al cinema di “Chiedo scusa” di Abate, grazie alla regia di Francesco Piras, non è l’unico che prenderà forma prossimamente. In pre-produzione c’è anche “Assandira”, il nuovo film di Salvatore Mereu basato sull’omonimo romanzo di Giulio Angioni pubblicato nel 2004 da Sellerio. Il regista di Dorgali è ormai uno specialista di queste operazioni di adattamento cinematografico di libri scritti da alcuni fra i più importanti attori sardi. Ha già diretto “Sonetàula”, tratto dal romanzo di Giuseppe Fiori, e “Bellas mariposas” basato sul racconto di Sergio Atzeni e presentato nel 2012 alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Lo scrittore tragicamente scomparso nel mare di Carloforte a metà degli anni Novanta ha anche ispirato Gianfranco Cabiddu, per il suo secondo lungometraggio: “Il figlio di Bakunin”.
Tra gli altri registi che nella loro carriera sono stati impegnati dietro la macchina da presa in lavori ispirati a libri di autori sardi, si possono ricordare poi Antonello Grimaldi che nel Duemila ha diretto “Un delitto impossibile”, portando sullo schermo “Procedura” di Salvatore Mannuzzu, e Giovanni Columbu che ha adattato per il cinema “Arcipelaghi” tratto dall’omonimo libro di Maria Giacobbe. Ma sono diversi anche i registi non sardi che hanno attinto dal meglio della letteratura sarda. Tra questi giganti del cinema italiano come Carlo Lizzani che ha raccontato le vicende del bandito Mesina ispirandosi al libro “La società del malessere” di Giuseppe Fiori, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani che con “Padre padrone”, liberamente tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Gavino Ledda, vinsero la Palma d’oro al Festival Cannes, Mario Monicelli che per il suo “Proibito” è partito da “La madre” di Grazia Deledda. Scrittrice nuorese che già nel 1916 era stato portata al cinema da Febo Mari con “Cenere”, famoso per l’interpretazione di Eleonora Duse. (f.c.)
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