Le emozioni in catalano di Claudia Crabuzza
Grande successo al Ferroviario di Sassari del concerto della cantautrice algherese vincitrice della Targa Tenco 2016
SASSARI. Quello di domenica scorsa al teatro Ferroviario di Sassari era un concerto molto atteso e ha ripagato in pieno le aspettative. Si trattava di vedere se “Com un soldat”, Targa Tenco 2016 per il miglior disco in dialetto o lingua minoritaria, avrebbe sprigionato dal palco la stessa forza, vitalità e passione impresse, in studio, nelle dieci tracce che lo compongono. Ebbene sì, l’ha fatto, lo dimostrano le reazioni del pubblico, e adesso, dopo il varo nella rassegna “La forza delle parole” dell’associazione Materia Grigia, il primo lavoro solista di Claudia Crabuzza è pronto a salpare per tutti gli altri live che verranno. Due sono già in agenda: il 9 febbraio a Barcellona per il festival Cose di Amilcare e il 10 al Capsa de Música di Tarragona.
Proprio in Catalogna, infatti, i testi della cantautrice algherese, scritti in catalano di Alghero, e le musiche di Fabio Sanna, arrangiate da Dani Ferrer e Julián Saldarriaga, sono diventati disco. A Sassari, però, Claudia Crabuzza si è fatta accompagnare dagli ottimi musicisti che erano con lei al Tenco e con i quali da anni condivide i Chichimica e le Violeta Azul, e la passione per la musica del Sud America. Caterinangela Fadda (chitarra classica), Fabio Manconi (chitarra acustica e fisarmonica), Felice Carta (piano elettrico), Andrea Lubino (percussioni). Tutti vestiti di un nero minimal in una scenografia essenziale, con le luci ora calde ora smorzate di Tony Grandi a potenziare gli stati d’animo delle canzoni. Un’atmosfera da Messico, sottolineata dai rosari laici creati per Crabuzza da Giovanna Maria Boscani con i medaglioni di Frida Khalo e Luigi Tenco, indossati su un abito severo e passionale dell’atelier Parabatula.
La scaletta del concerto ha seguito l’ordine del disco. Si inizia con i ritmi lenti, riflessivi di “Repic” che preparano l’ingresso sincopato e rock di “Mare Antiga”. E qui arriva, subito, la prima sorpresa: una fisarmonica, assente nel cd, che dimentica le sue rassicuranti origini folk per diventare graffiante e aggressiva quasi come una chitarra elettrica. E lo rifà ancora, con un effetto altrettanto straniante, nella seconda parte del disco in “La finestra”. Prima, però, tocca a “Com un soldat”, la canzone che intitola l’album. Dedicata, come tutto il lavoro, spiega Claudia Crabuzza, «alle donne che spesso devono essere un po’soldati nella loro fatica, il loro impegno quotidiano e la voglia di uscirne sempre comunque bene». Con “L’altra Frida” è difficile trattenere l’emozione per quel modo speciale che ha di raccontare, su una musica scanzonata, ballabile, il dramma della pittrice messicana Frida Khalo, il suo dolore per una maternità impossibile e la sua incrollabile voglia di vita. “Ernesto” è una tenera ballata per uno dei figli della cantautrice, mentre “Lhasa” è per la cantante Lhasa de Sela. La maternità, questa volta in chiave drammatica, torna in “Nina nana mare mia”, traduzione in algherese di un brano della cantautrice Bianca Da Ponte. Dopo “Flor" si chiude con la nostalgia per il Messico e i ritmi mariachi di “Arena i sal marí”, ma c’è spazio anche per un paio di brani dei Chichimeca e per un omaggio, in duo con Caterinangela Fadda, a Chavela Vargas e a Lhasa de Sela.
“La forza delle parole” prosegue venerdì (alle 20 al caffè letterario L’ultimo spettacolo) con Enrico Deregibus che presenta la sua biografia di Francesco De Gregori. Ultimo appuntamento il 28 gennaio al teatro Civico alle 20.30 con l’atteso concerto “Austerità” del duo Spartiti, costituito da Jukka Reverberi (Giardini di Mirò, CrimeaX e molti altri progetti) e Max Collini (voce e testi negli OfflagaDiscoPax).
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