La Nuova Sardegna

Addio a Clara Gallini la grande antropologa innamorata della Sardegna

di Giacomo Mameli
Addio a Clara Gallini la grande antropologa innamorata della Sardegna

Ricoverata in ospedale per un malore si è spenta ieri all’età di 85 anni L’incontro determinante: Ernesto de Martino all’Università di Cagliari

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CAGLIARI. Diceva: «Devo tutto a una persona e a un’isola o, forse, a un’isola e a una persona». Era una delle frasi più frequenti di Clara Gallini, l’antropologa morta ieri a Roma in ospedale dove era stata ricoverata per un malore. Aveva 85 anni, era nata a Crema. Con lei – maestra e collega di Giulio Angioni, scomparso una settimana fa – viene a mancare una delle figure più luminose dell’università di Cagliari e della cultura nazionale. La “persona” a cui doveva “tutto” era Ernesto de Martino, padre dell’Antropologia italiana.

L’isola del cuore era la Sardegna dove aveva insegnato fra gli anni Sessanta e Settanta, quando l’ateneo del capoluogo viveva la sua età dell’oro. Ripeteva: «La Sardegna è uno scrigno per gli studi umanistici e non solo. Chi vuole studiare l’Antropologia non può non studiare la Sardegna, i suoi riti e miti, le sue janas. Le mie opere sono tutte-Sardegna. Devo tanto al mio preside, Giovanni Lilliu. È stato il primo, dopo l’analisi del Partito sardo d’Azione di Camillo Bellieni, a insistere sul concerto di Autonomia, sulla necessità di studiare con metodo la Storia sarda».

Clara Gallini la Sardegna l’ha analizzata davvero. Con le sue opere classiche sul folklore sardo “I rituali dell’argia” (ripubblicato nel 1988 col titolo “La ballerina variopinta”),”Il consumo del sacro”, “Dono e malocchio”. Eccezionale la sua “Intervista a Maria”. Su questo lavoro la scrittrice nuorese Bastiana Madau ha scritto: «Rivela un confronto a tutto campo, lucido e stupefacente, tra due donne. Le parole dell’intervistata restituiscono l’intelligenza, la fantasia, l’intensità ma anche il rigore del vivere femminile in quelle che, ancora oggi, a torto, sono considerate periferie del mondo». Voci che Clara Gallini ha ascoltato e interpretato in tutta la sua vita professionale.

«La sua morte è una notizia dolorosa, che giunge dopo quella di Giulio Angioni. È come se l’Antropologia sarda in una settimana abbia perso i suoi profeti», dice la sociologa Anna Oppo, per lunghi anni collega e «timida ammiratrice» della Gallini. «Io rientravo da Urbino, dove avevo insegnato Sociologia generale dal 1970 al 1975, lei a Cagliari era già una star, aveva iniziato con la Storia delle religioni. Erano gli anni di Ernesto de Martino e di Alberto Mario Cirese, attorno ai quali si formava la scuola antropologica sarda con Angioni, Pietro Clemente, Enrica Delitala, Gabriella Da Re, Giorgio Solinas, Placido Cherchi». Ancora Oppo: «Clara Gallini è stata una grande produttrice di ricerca, lo faceva uscendo anche dai suoi confini. Ricordo le sue battaglie per il referendum sul divorzio, la sua attenzione ai giovani, aveva una insolita capacità di motivare gli studenti. Si capiva che amava la scuola. Era originale, non legata a schemi, come ricercatrice era più libera degli stessi De Martino e Cirese. In ogni opera c’era una freschezza, tratto dominante di tutta la sua vita».

Laureata in Lettere classiche alla Statale di Milano (tesi sul mito di Arianna), Gallini è stata allieva dello storico delle religioni Umberto Pestalozza. Con lui ha studiato Carl Gustav Jung, Ernesto de Martino e Károly Kerényi. Nel 1959 De Martino presenta a Milano “Morte e pianto rituale nel mondo antico” e propone a Clara Gallini di diventare assistente volontaria di Etnologia e Storia delle religioni a Cagliari. È la scoperta dell’isola. Insegna latino e greco al Siotto Pintor, poi a Lettere la cattedra di Storia delle Religioni, dal 1968 la terrà da titolare fino al 1978. La Gallini è nome che conta. Antropologia diventa una disciplina ricercata come Sociologia con la Oppo, le due professoresse si scambiano le tesi degli studenti, si integrano. Si forma la Scuola antropologica cagliaritana: «Era un gruppo coeso, autorevole, ma Clara aveva – ricorda Oppo – un tratto originale, aveva un corso tutto suo».

Nel 1978 Gallini lascia la Sardegna per Napoli dove è titolare di Antropologia culturale all’Orientale. Elabora i suoi studi di archivio curando le edizioni critiche delle opere di de Martino. È instancabile. Nel 1979 per la Rai cura quindici trasmissioni radiofoniche dal titolo “Noi, voi, loro, donna”. Da queste nasce l “Intervista a Maria”. Rivede in maniera critica la propria metodologia di ricerca. Nascono altri libri-cult: “La sonnambula meravigliosa” 1983, “Il Miracolo e la sua prova” 1998 e “Il ritorno delle Croci” 2009. Nel 2006 ottiene il Premio La Marmora per gli studi sulla cultura e la religiosità in Sardegna. Era un “desiderio religioso” quello confessato a La Nuova nel 2008: «Vorrei tornare a San Francesco di Lula, stare nelle cumbessias con le prioresse, capire che cos’è diventato oggi il consumo sardo del sacro». Aveva concluso: «Per amore della vostra terra: non svendetelo, non mercificatelo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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