Con “La Pisana” la città rivive sul palco i giorni degli Statuti
Al Teatro Civico applausi per la compagnia Teatro Sassari Una pièce suggestiva con un finale intenso e drammatico
SASSARI. Lughe non è una donna con la quale è semplice avere a che fare. E man mano che la rappresentazione va avanti si capisce il perché: figlia illegittima di uno stupro commesso in carcere in tempo di guerra, ha ereditato dal padre una cospicua fortuna. Ma gli usi e le leggi del tempo, codificati in logudorese nel 1316 su iniziativa del podestà Cavallino de Honestis, non le consentivano di girare a testa alta per la città, tanto che deve andare incappucciata al funerale del fratello, durante il quale viene però scoperta e processata. Comincia così “La Pisana”, pièce di Cosimo Filigheddu portata in scena in questo fine settimana a Palazzo di Città dalla Compagnia teatro Sassari.
Un’opera non semplice nella stesura e nell’interpretazione per gli attori, che hanno superato la prova grazie anche a una regia rigorosa e molto attenta ai particolari. Splendidi i costumi e suggestiva la colonna sonora, che ha accompagnato la prova di attori che hanno dimostrato grande versatilità nell’intepretare una piéce drammatica, passando con grande facilità da trame più leggere come “Farendi in turritana” o “La notte dello zimino” a un copione carico di storia e suggestioni. Teresa Soro è Lughe e i suoi monologhi, potenti e intensi fino al tragico epilogo, attraverso la storia di una donna raccontano un momento cruciale della storia della città, anche in maniera spietata pur lanciando un messaggio di speranza ai posteri. Mario Lubino è un Conte Ugolino implacabile guerriero e allo stesso tempo uomo tormentato, mentre Alessandra Spiga è la fiera e coraggiosa madre di Lughe. Le loro interpretazioni esaltano la doppia lettura dell’opera, che viaggia tra la vicenda di Lughe, e quella di una città che con gli Statuti si ritrova a vivere un momento legislativo importante e complicato per la popolazione, stretta tra due dominazioni e regolata nella vita di tutti i giorni da norme comunque invasive delle libertà individuali. Il tutto raccontato in una lingua particolare, una sorta di grammelot che unisce il pisano medievale e il logudorese medievale.
Un’opera che non a caso l’amministrazione comunale ha voluto proporre alle scuole ieri mattina, nell’ambito delle celebrazioni per i settecento anni degli Statuti. Un’ottantina di studenti hanno assistito in religioso silenzio alla rappresentazione, reclamando poi a gran voce gli attori per gli applausi dimostrando di aver recepito il messaggio.
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