Intrattenimento di qualità coi Bastardi di Pizzofalcone
“Pane”, quinto episodio della serie di De Giovanni, non delude le attese La linea narrativa funziona ed emergono due sottotrame investigative
SASSARI. «Pizzofalcone, i Bastardi di Pizzofalcone, i peggiori poliziotti della città. Li hanno relegati lì dai vari commissariati della città perché non li voleva nessuno. Faranno un casino, e quei criminali ci scivoleranno tra le dita. Gli sto dietro da otto anni, lo capisci? Otto anni. E ora che siamo a un passo dal fotterli tu metti di mezzo quegli incapaci»: non usa giri di parole il sostituto procuratore Diego Buffardi quando viene a sapere che la collega Laura Piras ha chiesto e ottenuto che, parallelamente all'indagine che sta conducendo lui, tutta tesa a cercare all'interno del clan Sorbo il colpevole dell'omicidio del panettiere Pasquale Granato, se ne apra un'altra che prenda in considerazione una pista diversa.
Una pista che non si concentri solo sugli ambienti e sugli affari mafiosi, ai quali i magistrati partenopei troppo spesso attribuiscono ogni singolo delitto compiuto sotto il Vesuvio, ma che allarghi lo spettro delle possibilità anche a nuove ipotesi. E se è vero che Granato si era reso inviso ai Sorbo per averli denunciati come esecutori di un attentato, è pur vero che a uno dei Bastardi, Lojacono detto il Cinese, sono bastati pochi minuti davanti al cadavere dell'uomo per accorgersi delle tante incongruenze che contrastano con le certezze assolute di Buffardi, come ad esempio che il killer non poteva essere un professionista (un colpo a segno e tre a vuoto da circa un metro di distanza dalla vittima) e che il calibro della pistola non è quello usato di solito dai malavitosi. Prende le mosse da questa situazione di conflitto tra esponenti delle forze dell'ordine “Pane” (Einaudi, 338 pagine, 19 euro), il quinto libro di Maurizio De Giovanni ad avere per protagonista la squadra di poliziotti più osteggiata di tutta Napoli (il soprannome dice tutto). Il risultato è un romanzo seriale di fattura più che buona, capace di dare al lettore ciò che si aspetta, e cioè del valido intrattenimento. Accanto alla linea narrativa principale, funzionano degnamente anche le due sottotrame investigative, che vedono impegnati Pisanelli (il Presidente) e la coppia formata da Di Nardo e Aragona (Calamity e Serpico), e le vicende individuali di alcuni dei Bastardi.
Nel complesso, disturba solo la caratterizzazione di Aragona, troppo marcata anche per un personaggio volutamente sopra le righe come il suo: questo, specie sulla lunga distanza (e si può ben ritenere che la serie continui, dato il successo di pubblico e che Rai 1 sta trasmettendo, con grandi ascolti la riduzione per la tv), potrebbe diventare un problema, similmente a quanto accaduto con il Catarella di Montalbano.
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