Maraini presenta il suo nuovo libro e mette in guardia contro Trump
ROMA. Una vita «piena di cose belle e anche di molti dolori a cominciare dai due anni in campo di concentramento», il successo ottenuto, ma mai «inseguito perché rende nevrotici», il mondo che...
ROMA. Una vita «piena di cose belle e anche di molti dolori a cominciare dai due anni in campo di concentramento», il successo ottenuto, ma mai «inseguito perché rende nevrotici», il mondo che cambia e a volte «torna indietro come sta accadendo ora» e l'importanza dell'immaginazione che «è potente e va sviluppata». Dacia Maraini si racconta parlando del suo nuovo libro “Se un personaggio bussa alla mia porta”, un saggio sulla scrittura e la creatività, pubblicato da Rai Eri e presentato ieri mattina in Rai con Gigi Marzullo.
Ottant’anni da poco compiuti, il 13 novembre 2016, Maraini è tra le scrittrici italiane più lette al mondo, tradotta in 20 lingue, vincitrice nel 1990 del Premio Campiello, nel 1999 del Premio Strega. Guardando alla situazione presente la scrittrice non nasconde di essere «un po’ desolata». «I diritti – mette in guardia – si possono perdere. Non sono per sempre. Guardate l’America di Donald Trump, dove sono a rischio diritti fondamentali. Dopo aver faticato tanto per cambiare le cose arriva uno, votato – ma non è detto che il mondo porti avanti il migliore – e i diritti possono essere revocati. Bisogna difenderli. Il mondo cambia ma in tanti modi. Va avanti, poi torna indietro».
Scrittrice, poetessa, autrice di tredici romanzi e di tante opere teatrali, sceneggiatrice, femminista tra le fondatrici del Centro romano Maddalena, instancabile viaggiatrice, Dacia Maraini oggi vede «messo a dura prova» il suo ottimismo. «Se bisogna combattere, si deve credere nel futuro. Ora sono preoccupata e desolata perché vedo cambiamenti negativi nel nostro paese e in giro per il mondo, però voglio sperare che il buon senso prevalga». «Le esperienze del Novecento da cui veniamo fuori sono ancora vicine per ricominciare da quella realtà», dice la scrittrice che ha passato l’infanzia in Giappone, l’adolescenza in Sicilia e la maturità a Roma. Nel dopoguerra ha conosciuto la povertà, ma «i libri a casa nostra non sono mai mancati», racconta.
Figlia del grande etnologo metà fiorentino e metà inglese Fosco Maraini oltre che discendente, da parte materna, dell’antica nobile famiglia degli Alliata di Salaparuta, la Maraini è stata la compagna di Alberto Moravia fino agli anni Ottanta. Con Moravia ha fatto molti viaggi in Africa, insieme a Pier Paolo Pasolini. Ne ricorda in particolare uno, in Mali, al quale partecipò anche Maria Callas. «Sulla scena la Callas era una potenza straordinaria, mentre nella vita era una bambina. Era innamorata di Pier Paolo Pasolini, che non aveva mai nascosto la sua omosessualità, e pensava di poterlo cambiare. “Mi sposerà?”, mi chiedeva. Era candida,ingenua».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
