La Nuova Sardegna

Bambolina di 2000 anni fa esposta all'Antiquarium di Porto Torres

di Paolo Curreli
Bambolina di 2000 anni fa esposta all'Antiquarium di Porto Torres

La bambola della dea accompagna la bimba nel regno di Ade. Un gesto di pietà e affetto ricco di significati religiosi

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PORTO TORRES. Un gesto di pietà ed affetto di duemila anni fa: la deposizione di una bambolina di terracotta nella sepoltura di una bambina nella colonia romana di Turris Libisonis. Questo atto commovente viene oggi interpretato, a vent’anni dalla scoperta, dalla studiosa Alessandra La Fragola archeologa e responsabile dello studio che è stato pubblicato su “Quaderni 27/2016. Rivista di Archeologia”. Interpretazione che è stata ripresa anche nell’ultimo numero dall’edizione italiana del National Geographic.

La bambola di terracotta era stata ritrovata negli anni Novanta all’interno di una tomba di età romana risalente al primo secolo d.C., il sepolcro di una bambina vissuta nell’antica Turris Libisonis, l’attuale Porto Torres. La statuina rappresenta Artemide «dea della caccia virginale – scrive La Fragola nel suo studio –, risultava sicuramente compagna dei giochi delle fanciulle sino alle soglie del distacco, quando queste passavano dalla casa paterna a quella che le avrebbe viste madri e spose». Deporre l’effigie della dea accanto al corpo di una ragazzina morta prima delle nozze ne indicava, quindi, lo status virginale. Ma Alessandra La Fragola propone altri più profondi e affascinanti significati.

«La bambola è una rara raffigurazione di Artemide Bendis “aposkopousa”: “che guarda lontano”, oltre il limite. A squarciare col suo sguardo profondo e divino il buio dell’oltretomba – spiega l’archeologa– . Anche il sincretismo di Artemide con la divinità egiziana Bubastis, potrebbe rafforzare l’idea del culto in onore di questa divinità a Turris, una devozione già testimoniata dall’ara a lei dedicata nel 35 d.C.».

La piccola raffigurazione della dea segue semplici linee e presenta dei fori all’estremità superiore e due fori passanti alla base della veste per poter legare delle gambe snodabili. «Così come oggi è raro trovare una bambola dai lineamenti arcigni, anche allora il giocattolo veniva plasmato affidandosi a linee morbide e infantili. Allo stesso modo troviamo una fiera Bendis assumere le fattezze di una popolana dal profilo prominente che, con ampia gonna tipo balia e mano sul fianco, solleva l’altra mano sul capo, per scrutare lontano – scrive La Fragola –. Un gesto semplice e immediato, eppure carico di significati. Significa aguzzare la vista, proteggere gli occhi dal sole accecante, andare quindi oltre, con lo sguardo. E quest’oltre è anche l’incomprensibile, l’ignoto, il buio che si cerca di squarciare. A questo modo – conclude l’archeologa – la Bendis diventa cacciatrice benevola di luce, a balia del giovane che deve oltrepassare la notte. Balia sì, ma ultraterrena, che forte della sua valenza divina diviene sentinella potente e tutelare a guardia dell’ignoto».

Il gesto di pietà dei parenti della bambina, in lacrime davanti alla sua tomba, si riempie di speranza: Bendis-Artemide la proteggerà.

La bambolina di terracotta, e gli altri numerosi oggetti del suo corredo funebre, sono esposti all’Antiquarium Turritano di Porto Torres.

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