Nella fiaba degli Àniman il grande mistero della vita
“Il giardino dei musi eterni”, esce il nuovo romanzo di Bruno Tognolini Una gatta, una tartaruga, un cane: un giallo e tutti i protagonisti sono animali
CAGLIARI. Ginger è una gatta di razza Main coon che si sveglia una mattina dopo essere andata a dormire molto sofferente. «Mi sento meglio», pensa. Davanti a lei vede un pastore abruzzese, un canarino e una vecchia tartaruga. Sono i tre della squadra di primo soccorso, che deve arginare lo shock del primo risveglio. Così quando Ginger, girando lo sguardo come fanno i gatti, vede la lapide dove è scritto: «Ginger – Ciao Zìnzola, non ti dimenticheremmo mai. Davide e Viola” e fa un miao tremendo… il cagnone le si acciambella intorno gridando “Primo soccorso, via». La tartaruga comincia a parlarle: «Sì, gatta Ginger, mortua tu sei. Ora me asculta, felina» e prosegue con una cantilena simile a quella di Yoda.
«Insomma, come la si giri, questo libro parla di animali morti». Roba da far rizzare il pelo ai pubblicitari e far sobbalzare gli interlocutori, ironizza Bruno Tognolini alla presentazione, nella libreria Tuttestorie, de “Il giardino dei musi eterni”, il suo nuovo romanzo uscito da pochi giorni con Salani. Ma c’è qualcosa di più. Ginger, il cane Orson, la tartaruga Mama Kurma e quasi tutti gli altri protagonisti del libro, sono Àniman, diminutivo di “animanimàli”, che, nel cimitero dove i loro Umani li hanno sepolti, danno vita ad una dimensione insolita e affascinante, ad storia godibile e intensa dai risvolti gialli.
Per capire l’azzardo, entriamo nel campo delle idee alla base del romanzo, quelle che, spiega Tognolini, sono i motorini di avviamento del motore più grande che parte all’apertura del libro. Tre elementi procedono dal titolo: giardini/cimiteri, musi ed eternità. Cimiteri per animali, amore, eternità. Già dieci anni fa era nata l’idea del libro, con la scoperta, sul web, dei cimiteri virtuali per animali. Poi la visita a quelli reali che cominciano a sorgere vicino alle grandi città, in cui è illegale seppellirli senza norme precise. A Ginger le enuncerà il basset hound esperto di sepoltura animali.
E poi c’è un nucleo emotivo e sociale. Quando un animale muore, non si può mostrare troppa sofferenza, è un lutto non socialmente condivisibile. «Dai… era un gatto. Non esagerare, era un cane», si dice. Spiega Tognolini: «In questo ho trovato un campo vergine. Un campo in cui si ha bisogno di uno sfondo di narrazione. Mentre per i nostri lutti umani abbiamo millenni di racconti che aiutano a prefigurarli, per gli animali no; a mia notizia non c’era un qualcosa come nei cimiteri virtuali, cioè uno sfondo su cui mettere le loro tombe». Nel romanzo, invece dello sfondo sul pc, si ha uno sfondo narrativo, dove ognuno può immaginare che il suo animale viva nel modo che io racconto. Lì si muove, parla, corre. Una delle prime cose che affronta Ginger è detta nella filastrocca ripetuta all’inizio gli altri Àniman: “Tu sei tutti e tu sei tu”. È l’elemento dell’eternità. Ginger, gatta sveglia, capisce e deduce: “Tu sei qui e sei già lì” e “Se io sono ora, sono sempre”.
Concetti non immediati non solo per giovani lettori, che però possono essere ricompresi fra i superpoteri, categoria ben presente nel loro immaginario. Ginger ne fa esperienza con la grande corsa degli Àniman, in cui non solo è “tutte le gatte”, ma, aumentando velocità, anche tutti gli altri animali, cane come Orson, e insieme antilopi, giaguari, rinoceronti o lucertole. Una scena pensata e scritta in modo visionario e visivo, e ora inviata a Enzò d’Alò, con l’ipotesi che il libro possa diventare un film.
Zooantropologia, musi inafferrabili e un giallo da risolvere Insieme alle proprie idee, che – sottolinea Tognolini – non sono la storia, ci sono le altre cose che gli autori scoprono prima di scrivere. Come, in questo caso, la zooantropologia, studio della co-evoluzione di uomini e animali. Nel corso delle ere gli animali domestici ci hanno cambiato e noi abbiamo cambiato loro. Un esempio illuminante sono gli insiemi caotici, come le nuvole, in cui individuiamo forme, quasi sempre di animali – spiegano gli studiosi – perché in centinaia di migliaia di anni ci siamo addestrati a riconoscere nella selva l’animale nascosto, mimetizzato. Questione di sopravvivenza, il poter scattare per mangiarlo o sfuggirgli per non essere mangiati. Si ipotizza persino che la cultura sia nata dall’invidia verso gli animali – più furbi, sensitivi e competenti di noi – e quindi dal bisogno di industriarsi per imitarli. «Dietro gli occhi dell’animale si nasconde un viso mentale inafferrabile»: il disagio di chi ha provato a guardare negli occhi un animale, pensando…qui c’è qualcuno, qualcosa, ma chi? «Ma queste sono elucubrazioni filosofiche e antropologiche», avverte Tognolini. «La storia che ho scritto – spiega – è altro: è un giallo, una storia “storiosa”, più semplice e meno ambiziosa di “Lilim del tramonto” e di “Lunamoonda”, i miei libri precedenti, che sentivo di dover scrivere».
Un giallo avvincente, in conclusione, che parla di animali ed eternità, dove, a insidiare la pace del giardino degli Àniman c’è un deliquente, il custode, e dei nemici, misteriosi peluche dallo sguardo strano, che la squadra Ficcamusi Task Force si appresta ad affrontare. Viene anche a voi voglia di sapere come va a finire?
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