La biblioteca di Antonio Pigliaru al Comune di Orune
Donata dai figli dello studioso: Giovanni, Francesco e Amalia. Il presidente della giunta: «Qui le radici della mia famiglia». Il sindaco De Serra: «Onorati di ricevere una ricchezza così grande». Sarà ristrutturata la biblioteca comunale
ORUNE. «Siamo onorati di ricevere un’eredità così importante, appartenuta a una delle menti più lucide che la Sardegna abbia espresso». Il sindaco di Orune, Michele Deserra, commenta così la decisione dei figli di Antonio Pigliaru – Giovanni, Francesco e Amelia – di donare la biblioteca dello studioso al Comune barbaricino. «È bello pensare che la biblioteca di mio padre, grazie all’impegno di mio fratello e di mia sorella, possa essere a disposizione di tutti – dice il presidente della Regione Francesco Pigliaru –. Ancora più bello è che questo si realizzi nel luogo dove mio padre è nato e dove sono le radici della nostra memoria familiare. Questa raccolta di materiali, su cui già alcuni hanno lavorato e alla quale ora potranno accedere tutti, attrarrà certamente gli studiosi». «Ma mi piacerebbe – aggiunge il presidente della giunta regionale – che qualche giovane della Barbagie, magari per la sua tesi di laurea, possa avvicinarsi ai libri che doniamo con la passione della conoscenza e trovarci materiale per raccontare un pezzo di storia non soltanto di Orune ma di tutte le zone interne della Sardegna».
Quello donato al Comune di Orune è un patrimonio notevole: circa 2400 titoli, migliaia di volumi legati prevalentemente all’attività scientifica di Antonio Pigliaru, con un discreto numero di opere anche di carattere letterario. Una collezione preziosa, che rispecchia gusti e interessi intellettuali dell’autore de “La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico”. Mente eclettica, capace di affrontare più discipline, Antonio Pigliaru ha toccato nei suoi scritti temi che vanno dal diritto alla filosofia, dall’antropologia alle scienze politiche e alla sociologia, inoltrandosi anche in territori come il pacifismo e la non violenza.
Considerato dallo storico ed economista Giulio Sapelli come «il più grande pensatore sardo dopo Gramsci», Pigliaru nacque ad Orune nel 1922. Trasferitosi a Sassari per proseguire gli studi nell’ateneo del Capo di sopra, rimase sempre molto legato alle sue origini barbaricine. Costante fu il suo interesse verso gli annosi problemi della Sardegna, in particolar modo per quelli delle zone interne, di quella “società del malessere” che tentò di analizzare, nei suoi scritti, da una prospettiva sia antropologica sia socio-economica sia di storia del diritto, lasciando testi che restano un punto di riferimento essenziale.
Oltre a quella di Orune, alla memoria di Antonio Pigliarusono intitolate diverse biblioteche, come quella di Scienze sociali dell’Università di Sassari e quella del Comune di Porto Torres. L’intento degli amministratori del centro barbaricino è ora quello di individuare al più presto uno spazio adeguato ad accogliere la biblioteca, per rendere possibile, nel rispetto del volere della famiglia, un’effettiva fruizione del materiale bibliografico, andando oltre la finalità più strettamente espositiva.
Nel corso di un incontro che si è svolto nei giorni scorsi, ha prevalso l’ipotesi di riadattare i locali della Biblioteca comunale, spazio che sorge in pieno centro, accanto alla sede del Municipio. Sarà necessario rimodulare un po’ la struttura, perché oltre ai libri al Comune di Orune sono stati donati tutti gli arredi della biblioteca: la scrivania di Antonio Pigliaru, una poltroncina, due sedie e alcuni sgabelli in legno massiccio, tutti intagliati in stile sardo da un artigiano formatosi nella bottega Clemente, la stessa che realizzò a Roma lo studio del premio Nobel Grazia Deledda.
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