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Addio ad Al Jarreau, voce magica della fusion

Addio ad Al Jarreau, voce magica della fusion

Aveva 76 anni, vinse sette Grammy legando il jazz al pop. Si esibì l’ultima volta in Sardegna a Oristano per Dromos nel 2013

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LOS ANGELES. È morto ieri a 76 anni Al Jarreau, leggenda della musica jazz e r&b. Ricoverato da qualche giorno in ospedale a Los Angeles, aveva il 9 febbraio annullato tutti i concerti in programma. Nella sua lunga carriera aveva vinto per 7 volte il Grammy. Il suo portavoce, Joe Gordon, ha dato notizia della morte per cause al momento non rese note.

Al Jarreau si era esibito l’ultima volta in Sardegna, per il festival Dromos il 2 di agosto del 2013 ad Oristano. Era stato il suo ritorno nell’isola dopo molti anni, si era esibito infatti, per Jazz in Sardegna a Cagliari nell’estate del ’97. Il cantante dalla voce di velluto, aveva confessato in quella occasione a Walter Porcedda della Nuova, che il suo contatto e il suo amore per la musica era stato sin dall’inizio diviso a metà. «Questa ha fatto parte della mia vita, sin dall'infanzia – disse l’artista, figlio di un vicario, che si esibì ai giardini del Seminario di Oristano –. Ascoltavo la musica nella chiesa della mia famiglia ma la sera, dalla finestra della mia camera da letto, familiarizzavo con le canzoni polka che provenivano dalla taverna dall’altra parte della strada. Quando crebbi iniziai a cantare con un coro in chiesa studiando con passione le arti e la musica. Era una vera gioia. Oggi i ragazzi possono trarre un beneficio grandissimo da avere la musica nelle loro esistenze. I giovani che suonano uno strumento o cantano in un coro ottengono d’altra parte ottimi risultati a scuola perché sviluppano meglio i metodi per studiare e imparare tutte le materie. Non solo la musica». Il debutto sul palcoscenico per Jarreau avvenne a soli quattro anni. «Il mio primo vero lavoro fu di cantare in chiesa e nel vicinato! – raccontò ad Oristano–. Ma in realtà il mio debutto professionale avvenne nella sala lounge di un albergo. Eseguivo jazz standards e qualche brano dei miei preferiti». E quello fu anche il primo incontro con il jazz. «Il jazz c’è sempre stato nella mia vita. Se ho la capacità di amare così tanti generi, e di esserne anche influenzato, è perché ho imparato, crescendo, ad ascoltare e imparare. A scuola ho amato i tunes più popolari e, contemporaneamente ascoltavo jazz, blues e doo-wop alla radio... Era tutto parte del mio universo». Anche se poi alla fine ci fu un musicista che ebbe un ruolo più importante nella sua carriera. «George Duke. Crescemmo insieme nel 1960 nell’area di San Francisco – raccontò il cantante–. Poi c’è anche Paul Desmond che compose “Take Five”, E non posso dimenticare David Foster e Tom Canning, il team con il quale composi diversi brani nel 1980. Eseguo ancora quelle meravigliose canzoni. Poi ancora Joe Zawinul...».

L’annuncio della morte è stato pubblicato sul sito del cantante, attraverso un testo molto toccante del portavoce Joe Gordon: «Alcuni giorni fa mi è stato chiesto di descrivere Al a qualcuno che lo conosceva come uomo di successo ma non come persona – si legge sul sito –. Io gli ho risposto: la sua seconda priorità nella vita è stata la musica. Non c’era una terza. La sua prima, invece, molto lontano dalle altre, era confortare chiunque che, vicino a lui, ne avesse bisogno. Voleva vedere comparire un sorriso affettuoso laddove non c’era». Il messaggio pubblicato sul sito dell’artista prosegue con alcune parole di conforto per la famiglia: «Alla moglie, al figlio, alle sorelle e ai fratelli – si legge – vorrei dire che Al vi è stato molto grato per avergli permesso di condividerlo con il resto del mondo».

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