«Non chiamatemi il rottamatore»
Francesco Gabbani rifiuta le etichette e rende omaggio a Fiorella Mannoia
SANREMO. Panta rei, tutto scorre. Ma oggi no, perché per Francesco Gabbani è il momento di fermarsi a festeggiare la vittoria, arrivata un po’ sorpresa contro ogni pronostico della vigilia, al festival di Sanremo.
Il cantautore toscano, il primo a realizzare la doppietta consecutiva Nuove Proposte (l'anno scorso vinse con il tormentone Amen) e Campioni, è riuscito nell'impresa di battere i ragazzi dei talent, forti del televoto, i leoni della musica italiana, e soprattutto i pregiudizi contro la sua Occidentalìs Karma. Qualcuno lo ha già ribattezzato il rottamatore del festival. «No, no... non rottamo nessuno. Anzi, mi sono sentito molto in imbarazzo per aver vinto davanti a Fiorella Mannoia», ammette Gabbani che al momento della proclamazione si è inchinato davanti alla signora della musica, arrivata seconda. «Ero già contento del podio». Un testo «gabbaniano» pieno di riferimenti filosofici, «sì, sì, potete pure dire un'accozzaglia», ride sotto i baffi. Non lo spaventa la responsabilità di essere il vincitore di Sanremo, né di rimanere imbrigliato nella definizione di “quello-che-ballava-con-la-scimmia” o dell'”artista-con-i-maglioncini-colorati”, che gli son valsi l'ironia dei social. A spaventarlo di più è l'Eurovision Song Contest. «Mi toccherà ripassare l'inglese». «La vittoria mi porterà più visibilità ma anche la possibilità di far vedere che sono un musicista, non solo quello che fa balletto. Tre-quattro anni fa avevo mollato un po’ il colpo, venivo da anni di tentativi per presentarmi come artista, ma i risultati non arrivavano e non mi andava più di sopportare lo sforzo».
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