La Nuova Sardegna

A Cala Mirto un’avventura di mare e guerra

di MARIA GIACOBBE
A Cala Mirto un’avventura di mare e guerra

Esce “I ragazzi del veliero” di Maria Giacobbe La Sardegna e un conflitto da cui scappare

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MARIA GIACOBBE. Io proprio non me lo sarei immaginato che una giornata iniziata in modo così noioso dovesse poi diventare la più emozionante della mia vita. Anche se, quando guardo la mia fotografia nei giornali, con sotto il mio nome – Marco Dessolis – e leggo tutto quello che i giornalisti hanno scritto, mi pare proprio di non riconoscere niente.

Perché le cose si sono svolte in un altro modo e io non ho fatto nulla di speciale. Anzi, se per caso quel giorno non fossi rimasto solo, con una noia che si tagliava a fette, io di questa storia forse non ne avrei neppure saputo. Altro che “eroe”, come mi hanno definito!

Proprio quel giorno, invece, Piero e Lalla erano dovuti andare all’ospedale di Nuoro per farsi vaccinare contro un mucchio di malattie tropicali.

Se dico “dovuto” è perché, certo, non lo avevano fatto di loro spontanea volontà. La madre, che è dottoressa in un ospedale di Bologna, e che si capisce subito che è abituata a comandare, li aveva quasi presi per la collottola e gettati dentro la macchina, per constringerli a salire. Poi aveva sbattuto la portiera, aveva acceso il motore ed era partita a razzo, sollevando due sventagliate di sabbia sull’asfalto davanti al nostro cancello.

Piero e Lalla si erano girati a salutarmi dal finestrino posteriore, ma mi sembravano due sconosciuti, agghindati com’erano nei loro abiti da città. Di solito ce ne stiamo più nudi che vestiti dalla mattina alla sera, così che possiamo entrare e uscire dall’acqua tutte le volte che ce ne viene voglia, senza neppure avere il fastidio di cambiarci. Col sole e il vento che c’è a Cala Mirto d’estate, gli slip s’asciugano addosso in un attimo. Solo la sera verso l’ora di cena è necessario infilarsi una tuta. Non solo perché dopo il tramonto l’aria si fa più fresca, ma anche per via delle zanzare che, se non stai attento, ti mangiano vivo.

Quelle maledettissime zanzare che mi fanno dubitare dell'esistenza di Dio. Se Dio è buono, come si dice, come mai gli è saltato in mente d'inventare le zanzare?

Lalla, che è sicura che Dio esiste e che è buono, dice che le ha inventate per dare da mangiare agli uccellini e ai ranocchi. E può anche essere che Lalla abbia ragione, benché, in tal caso, chi lo ha obbligato Dio a dare alle zanzare un pungiglione così fastidioso?

Di uccellini pigliamosche, che però credo che piglino anche le zanzare, ce ne sono molti anche nel nostro giardino, e due famigliole hanno fatto il nido proprio sotto il tetto della nostra veranda. Sono molto carini e sempre affaccendatissimi a volare avanti indietro. (...) I ranocchi invece fanno di tutto per non essere visti. Ed è facile per loro, perché sono poco più grandi di una monetina e cambiano colore a seconda di dove si posano. (...)

Piero è molto appassionato di ranocchi. Guai se vede qualcuno che cerca di acchiapparli o che vuole in qualche modo molestarli. Una volta anzi abbiamo avuto una litigata tremenda con un gruppo di ragazzi della colonia che ne avevano acchiappato due e li tiravano per le zampine divertendosi a vedere quanto riuscivano ad allungarle. Loro erano molti e noi eravamo solo in tre. Le stavamo prendendo sode quando per fortuna le signorine si sono accorte della zuffa e son venute a separarci. E così i due ranocchi sono stati liberati, ma erano già mezzo morti.

Fu anzi quella volta che ci venne l’idea di fare una società segreta “per la difesa dei ranocchi e della natura”. Facemmo anche una lista dei ragazzi che potevamo invitare a farne parte e pensammo per esempio a Matteo, che abita nella casa vicino alla nostra. Matteo ha due fratellini più piccoli e, anche se scrive poesie ed è il primo della classe, è molto simpatico e coraggioso.

Su di lui eravamo tutti d’accordo. Invece non eravamo d’accordo su Francesca che è la sua migliore amica ma che cambia costume da bagno quattro volte al giorno e che ha un’infinità di vestiti, come un’indossatrice. Questo però adesso non mi sembra più tanto importante, dopo quello che è successo.

Invece è importante che Francesca s’interessa di cavalli e frequenta la scuola d’equitazione dell’albergo svizzero nella cui stalla d’estate tiene il suo pony. E questo è stato molto utile, senza di lei e del suo cavallo chissà come sarebbe andata.

A parte questo, anche i cavalli sono natura e quindi da quel lato Francesca poteva benissimo far parte della nostra società segreta.

Ma Lalla diceva che Francesca era «una smorfiosa superciale» che non sarebbe mai riuscita a tenere un segreto, e che proprio non la vedeva come membro della nostra società che, se la facevamo, doveva essere una cosa seria e segretissima altrimenti non c’era sugo. E più io la difendevo più Lalla s’arrabbiava e trovava motivi per escluderla. E invece, come dimostrarono i fatti, Lalla si sbagliava proprio di grosso. Francesca è stata bravissima e senza di lei sarebbe accaduto un disastro.

L’idea della società segreta «per la protezione dei ranocchi e della natura» ci era venuta qualche giorno prima dell’andata di Lalla e Piero a Nuoro per farsi vaccinare. Ma quel giorno e i giorni che seguirono accaddero tante cose, con giornalisti che venivano a fotografarci, e i carabinieri e la polizia che ci interrogavano, e la gente che ci guardava quando passavamo sulla spiaggia o se entravamo al supermercato, che della società segreta “per la protezione dei ranocchi e della natura” almeno per ora non ne abbiamo fatto niente.

Ma, prima di cominciare a raccontare di quel giorno così speciale, bisogna che dica che Lalla e Piero sono i miei migliori amici. Ma questo forse si è già capito.

Il fatto è che ci conosciamo sin da piccoli perché tutte le estati la loro mamma e il loro papà prendono in affitto l’appartamento al primo piano della nostra casa a Cala Mirto. Noi abitiamo al piano terreno che ha la veranda direttamente sul giardino.

La loro mamma, l’ho gia detto, è dottoressa in un ospedale di Bologna e il loro papà è giornalista. Ragion per cui anche quando dovrebbe essere in vacanza non fa che leggere i giornali ed è sempre attaccato al telefono e va e viene tra un aereo e l’altro perché, come dice, «le cose non smettono di accadere solo perché lui ha preso le ferie».

È così che risponde quando la moglie lo rimprovera perché «non riesce a rilassarsi neanche un momento, e un giorno o l’altro gli verrà l’infarto».

Anzi Piero mi ha raccontato che l’idea del safari fotografico le è venuta proprio perché così il marito non avrà la possibilità d’attaccarsi continuamente al telefono e saltare sul primo aereo per precipitarsi in redazione. «Come se il cuore del mondo possa cessare di battere, se non c’è lui a occuparsene!» dice lei, che infatti è cardiologa e di cuori se ne intende.

La mia mamma e il mio papà invece sono maestri e perciò le vacanze loro se le godono davvero, dal primo all’ultimo giorno. Credo che anch’io da grande voglio fare il maestro.

© EDIZIONI IL MAESTRALE, NUORO, 2017

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