«La mia Winnie che sfida il vuoto solo con le parole»
Nicoletta Braschi in “Giorni felici” di Samuel Beckett In scena stasera a Ozieri e poi a Tempio, Olbia e Alghero
SASSARI. Un grande capolavoro del teatro contemporaneo, “Giorni felici” di Samuel Beckett, arriva in tournée in Sardegna all’interno del circuito del Cedac. Ad interpretare il ruolo di Winnie, la protagonista, è Nicoletta Braschi, moglie e musa di Roberto Benigni. Sul palco nel ruolo di Willie anche Andrea Renzi, coprotagonista e regista. Dopo il debutto di questa sera al Teatro Civico di Ozieri, lo spettacolo andrà in scena domani al Carmine di Tempio, lunedì al CineTeatro Olbia e martedì al Civico di Alghero sempre alle 21.
“Giorni felici” mette a nudo le debolezze umane e le piccole crudeltà del quotidiano, in una metafora surreale in cui l’individuo appare prigioniero di stesso. La narrazione è costruita sullo straordinario irrefrenabile monologo di Winnie, donna imprigionata in un cumulo di terra da cui spunta solo il busto, che ha come unico interlocutore un marito quasi sempre silenzioso e assente.
Con il personaggio di Winnie ruolo ostico quanto affascinante si sono confrontate attrici come Giulia Lazzarini con Giorgio Strehler, Natasha Perry con Peter Brook, Adriana Asti con Bob Wilson. La prova d’attrice spetta ora a Nicoletta Braschi al suo debutto assoluto in Sardegna che ritorna in al teatro. Amata dal pubblico come protagonista delle pellicole dirette dal marito (“Tu mi turbi”, “Il piccolo diavolo”, “La vita è bella”, “Pinocchio”, “La tigre e la neve”), oltre Benigni la carriera di Braschi è costellata di tanti altri titoli e altri registi, tra cui Giuseppe Bertolucci, Marco Ferreri, Marco Tullio Giordana. Tra le sue interpretazioni più significative quella dellinsegnante in “Ovosodo” di Paolo Virzì, che le è valsa il David di Donatello come migliore attrice non protagonista e Anna in “Mi piace lavorare – Mobbing” di Francesca Comencini.
Come è stato misurarsi con Beckett?
«Lavorare su questo immenso capolavoro di Beckett per me è un privilegio assoluto un sogno realizzato – dice Braschi – che ho potuto condividere con un gruppo di lavoro formato da grandi professionisti a partire dal regista e mio compagno in scena Andrea Renzi. Il nostro lavoro è teso a capire ciò che Beckett ha voluto dirci per questo motivo la nostra lettura è stata quella di rispetto verso il capolavoro, di devozione assoluta al testo. Non interpretiamo il suo pensiero ma lo trasferiamo agli spettatori senza aggiungere nulla. Per questo motivo è stato importante lavorare principalmente sull’analisi del testo, lo abbiamo letto, studiato, per capire a fondo il significato non solo delle parole ma anche delle pause fra un termine e l'altro. La preparazione è durata circa nove mesi. Ma ogni volta che lo riportiamo in scena scopriamo nuovi elementi».
Dal punto di vista attoriale è una prova particolarmente difficile. Ha avuto paura di affrontare questo ruolo?
«No, nessuna paura. Lo dico sinceramente. Winnie è un personaggio meraviglioso che fronteggia il vuoto con le parole, che supera l’immobilità attraverso il suo bisogno di esprimersi, di parlare. La strada per incontrare Winnie per me è stata quella di seguire le indicazioni date dallo stesso Beckett, che si sofferma su ogni dettaglio, ogni pausa, ogni gesto. Leggendo il testo originale si scopre che ci sono più indicazioni di regia che testo recitato. Becket ha voluto prendersi cura dell’attrice, farle da guida. Mentre provavo lo sentivo vicino a me. Questa sensazione mi ha trasmesso grande sicurezza e mi ha donato la libertà di concentrarmi sull’anima del personaggio».
Lo scorso anno è stato assegnato a lei e a suo marito il Globo d’oro alla carriera. Il connubio artistico con Benigni in qualche modo ha limitato la sua indipendenza artistica?
«Poter lavorare con Roberto è stata una ricchezza, un privilegio, una fortuna, in un dialogo ininterrotto e proficuo. Non potrei mai pensare sia stato un limite, abbiamo sempre lavorato benissimo insieme e raccolto con grande felicità i risultati. Mi sono sempre affidata totalmente alla sua regia come ho fatto anche con gli altri registi con cui ho lavorato».
Cosa ha rappresentato per lei il Globo d’oro?
«Un grande onore, una gratificazione, ma soprattutto la felicità di aver dato il mio contributo artistico e di poter lasciare spazio ora alle nuove generazioni».
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