La Nuova Sardegna

A Oristano una mostra sugli artisti di oggi e le radici del rock

di Paolo Curreli
A Oristano una mostra sugli artisti di oggi e le radici del rock

Pinacoteca Contini : “Wild is the wind”.  Percorsi meticci tra utopie e arte contemporanea

3 MINUTI DI LETTURA





ORISTANO. La mostra alla pinacoteca Contini di Oristano su l’immagine della musica prende il titolo da Wild Is the Wind, ballad ripresa e portata nell’empireo dei grandi classici da David Bowie per il suo Station to Station. Una scelta che non è solo un omaggio a Bowie, a pochi mesi dalla scomparsa, ma anche la sottolineatura della trasversalità del movimento culturale che ha mutato profondamente la cultura e il costume dell’intero pianeta. Il musicista inglese ha percorso i generi confrontandosi con le sperimentazioni più ardite fino al pop più marcatamente commerciale e incarnando diversi “personaggi” nella sua poliedrica attività di rockstar, attore e artista visivo.

La mostra presenta anch’essa un panorama polimorfo e meticcio proponendo una serie di artisti internazionali contemporanei la cui produzione è fortemente influenzata (se non ibridata) con i linguaggi delle avanguardie musicali. «In questa mostra convivono memorabilia paragonabili a un passato archeologico dei primi movimenti giovanili assieme alle più spericolate ricerche di arte visiva contemporanea», spiega Ivo Serafino Fenu, direttore della pinacoteca Contini e, con Antonio Manca e Walter Porcedda, curatore di “Wild is the wild”. Il video di Bowie – che canta “il vento selvaggio” che arriva – accoglie i visitatori nella prima sala in una cacofonia di suoni e impulsi visivi. Il duo di artisti Coniglio Viola, propone immagini che recuperano dal trash le voci e le immagini legate alle cantanti più note della scena musicale italiana degli anni ’80 e un video di una Torino innevata dedicato al’Era del cinghiale bianco di Battiato. Un esempio di come l’immaginario musicale, generazione dopo generazione, attinga a fonti sempre nuove e per niente scontate. Fra le altre cose, estremamente poetici i video con le installazioni di Robert Gligorov: la musica è un momento sensoriale concreto (degli uccelli canori in gabbia su dei trespoli che fanno suonare delle tastiere), in mostra anche una serie di sue foto inedite. Roberto Pugliese collega un violino e una tromba (un omaggio a Fresu) a dei cellulari che trasmettono frammenti musicali disordinati. Nicola di Caprio, presenta le costole dei suoi cd, che dipinge ingrandendole in un omaggio intimo e personale. La seconda sala è tutta dedicata all’archeologia dell’epopea rock, dalla ricchissima collezione di Antonio Manca. «Un grande salto temporale, legato dal filo conduttore e dalla seduzione del collezionismo, ora maniacale ora vissuto come un atto di riappropriazione, anche interiore, di un passato visto con nostalgia o ritenuto fondante» spiega Fenu. Fra le tante cose preziose: libri ormai rari, come l’ultima intervista di John Lennon, il biglietto per il concerto di Woodstock. Due ritratti di Yoko Ono del fotografo nuorese Sebastian Piras. Oggetti che parlano di un passato vicinissimo ma con l’aurea potente del feticcio, il potere che ci fa sentire partecipi di qualcosa perché ne possediamo un frammento.

Walter Porcedda presenta, con una meticolosa ricostruzione giornalistica, attraverso foto e filmati, i due momenti epocali della nascita e della fine dell’utopia. La tre giorni di Woodstock, in cui una folla enorme visse l’armonia della tre giorni di pace, amore e musica fino alla tragedia di Altamont di pochi mesi dopo. Durante l’esibizione, gratuita, dei Rolling Stones il servizio d’ordine degli Hell Angels uccide a coltellate un diciottenne. «Dal paradiso all’inferno – dice Porcedda – anche se il rito collettivo sembrava lo stesso, un’intera generazione perdeva la sua innocenza».

Una mostra con una visione originale, densissima di spunti e idee realizzata grazie alla disponibilità di collezionisti e gallerie d’arte: in primis Antonio Manca cultore e collezionista quasi maniacale di tutto ciò afferisce alla beat generation e alla sua smisurata collezione di arte contemporanea che presta a musei e istituzioni di mezzo mondo; la galleria Studio la Città di Verona, la Galleria Pack di Milano e diversi collezionisti privati, alla Fondazione Sardegna, il Comune di Oristano e il fondamentale apporto di Dromos Festival.

La mostra verrà prorogata, visto il gradimento del pubblico, di 15 giorni, fino a domenica 19 marzo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative