La Nuova Sardegna

Da Bach a Debussy il piano virtuoso di Beatrice Rana

di Antonio Ligios
Da Bach a Debussy il piano virtuoso di Beatrice Rana

La musicista pugliese ha inaugurato la rassegna curata da Teatro e/o Musica Grande freschezza e insieme rigore e coerenza nella lettura delle partiture

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SASSARI. Non è più una giovane promessa, ma una solida realtà del concertismo internazionale, e questo nonostante la sua giovanissima età. Stiamo parlando della ventitreenne pianista Beatrice Rana, che ha inaugurato riscuotendo un grande successo, l’edizione 2017 della stagione «I grandi interpreti della musica», organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. L’artista pugliese ha presentato al Politeama un programma tutto sommato «tradizionale», incentrato su grandi classici della letteratura pianistica, che ha messo in evidenza le straordinarie qualità di questa giovane artista.

Il concerto ha preso l’avvio con la «Partita in do minore BWV 826» di Bach. Sin dai primi accordi della Sinfonia abbiamo percepito l’alto grado di consapevolezza stilistica di Beatrice Rana ma allo stesso tempo la sua volontà di appropriarsi in modo personale – pianisticamente parlando – di un dettato compositivo che offre all’interprete un confronto con una grande varietà di stili. Abbiamo così ascoltato un Bach sempre interessante, vivo, impeccabile nella resa polifonica e nell’articolazione, ricco di gradazioni timbriche e dinamiche: insomma, la Rana quando interpreta Bach rifugge da quell’oggettivismo che spesso ci consegna un’immagine ingessata delle sue musiche per tastiera, scegliendo invece la via dell’interpretazione nel senso più ampio e profondo, e alla fine ci convince proprio per questa sua giovanile freschezza fondata però, allo stesso tempo, su un grande rigore e coerenza della lettura.

Il salto al secondo lavoro della prima parte può sembrare ardito, ma in realtà – a parte la distanza cronologica – non lo è affatto. «Pour le piano» di Debussy è infatti una suite – come lo è la Partita bachiana, anche se sui generis – ispirata a quella tradizione clavicembalistica francese del Sei-Settecento (soprattutto nel Prélude e nella Toccata) di cui lo stesso Bach si era ampiamente nutrito. Beatrice Rana si avvicina a quest’opera, che segna una svolta nella produzione pianistica di Debussy, da una parte con grande spavalderia, del resto necessaria per affrontare quegli aspetti di virtuosismo e imprevedibilità della scrittura che caratterizzano il primo movimento, e dall'altra con un raffinato gusto per il colore strumentale che è necessario nella centrale Sarabanda, nella quale riecheggiano reminiscenze di un pianismo alla Satie.

Molto originale, infine, la lettura della monumentale «Sonata in si minore» di Liszt: una lettura plastica, tutta chiaroscurale, fondata su grandi contrasti dinamici ed una esasperata divaricazione degli stacchi temporali. Quest'ultimo aspetto a volte mette in crisi una visione – a nostro avviso assolutamente necessaria – fondata su un’architettura in cui l'aspetto dell’unitarietà è preminente, ma Beatrice Rana suona questo lavoro in modo talmente stimolante, profondo e assolutamente impeccabile sul piano tecnico che le perdoniamo questa tendenza a sflilacciare un po’ il discorso.

Il successo – come già detto – è stato pieno e l’artista ha regalato al pubblico ben tre fuori programma(Schumann, Liszt, Chopin e Scarlatti).

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