La Nuova Sardegna

Da Owens a Mohammed Alì Il fascino del grande sport

di Roberto Sanna
Da Owens a Mohammed Alì Il fascino del grande sport

Oggi il giornalista di Sky ad Alghero per presentare il suo nuovo libro Domani al Teatro Comunale di Sassari va in scena “L'ultima estate di Berlino”

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L’avvocato dello storytelling sportivo sbarca in Sardegna per una "due giorni" intensissima all’insegna delle Olimpiadi di Berlino 1936 e delle grandi storie sportive che da qualche anno racconta ai telespettatori di Sky avvinghiandoli, letteralmente, al divano. Federico Buffa questa sera alle 19 sarà alla Merenderia di Maria Pia, in viale Primo Maggio, per un aperitivo sportivo intitolato "Dialoghi di sport" accompagnato da Alberto Brembilla e dal giornalista della Nuova Sardegna Andrea Sini. Domani doppio appuntamento a Sassari: alle 17,30 al Teatro comunale presenterà il suo libro "L’ultima estate di Berlino" e alle 20,30, sempre al Teatro Comunale, salirà sul palco per l’ennesima replica dello spettacolo "Le Olimpiadi di Berlino 1936". Una rappresentazione che ormai è diventata oggetto di culto, nata quasi come sperimentazione e che invece sembra non finire mai: «Il primo a essere stupito sono io - dice Buffa -. Il motivo di questo successo? Non ne ho la più pallida idea. Indubbiamente le Olimpiadi di Berlino, ottant’anni dopo, sono ancora attuali. E poi questo esperimento di teatro e narrazione evidentemente funziona. Però mi rendo conto che mi sto arrampicando sugli specchi, non riesco a dare una spiegazione plausibile, all’inizio dovevamo fare giusto tre repliche ora abbiamo superato le cento…»

Chiusa la stagione delle telecronache Nba con Flavio Tranquillo ha voluto mettersi alla prova a teatro: un esperimento riuscito bene.

«Possiamo dire che è andata proprio così. L’Nba è stata un’esperienza bellissima ma a un certo punto è arrivata alla conclusione naturale, ho voluto cimentarmi in qualcosa che non sapevo fare. Progressivamente mi sono abituato alle performance live, il pubblico trasmette un’energia che mi stimola e ogni sera mi spinge a dare qualcosa di diverso».

Qual è il grande fascino dei Giochi di Berlino 1936?

«Parliamo del primo, grande evento sportivo di sempre. Non c’entravano niente con quelli di quattro anni prima a Los Angeles, per la prima volta si vedono cose che nessuno aveva mai immaginato e tuttora vediamo: il doping di stato, la spettacolarizzazione dell’evento, l’utilizzo dello sport per altri fini. I tedeschi si permettono cose incredibili, addirittura fanno arrivare da Los Angeles i bungalow del villaggio atleti che esposero nel loro villaggio per mostrare la differenza. Pensate che Ridolfi si ispirò al villaggio olimpico italiano per progettare la struttura di Coverciano che ancora oggi il mondo del calcio utilizza. In quelle Olimpiadi non si salva nessuno, ognuno ha un’agenda discutibile. Io ho scelto due personaggi, Jesse Owens e Son Kitei, che sembrano correre per loro stessi ma in realtà corrono per l’umanità intera».

Dell’esperienza di Owens, tra l’altro, si è sempre avuta una narrazione romanzata e anche fasulla.

«Jesse Owens non è mai stato fischiato a Berlino e in una biografia si trova il suo vero pensiero sul presidente statunitense Roosevelt che non volle riceverlo. A Owens piaceva anche la dieta che seguiva a Berlino e trovava l’architettura di quel luogo molto ispirante. Addirittura arrivò a chiamare la sua seconda figlia Marlene e se un nipote di schiavi arriva a dare quel nome a una sua figlia, vuol dire che così male in Germania non si era trovato».

Il suo ultimo racconto su Sky è stato quello della vita di Mohammed Alì: tre puntate, ma quanto lavoro c’è stato dietro?

«Ho scaricato quattrocento referenze e ne ho usate cento, me ne hanno tolte trenta. Avrei potuto fare altre dieci puntate, più mi addentravo nella sua storia più mi sorprendevo. Stiamo parlando di uno dei più grandi uomini del Novecento e il fatto che sia stato un fuoriclasse sportivo, credetemi, è puramente incidentale».

Il suo storytelling è la nuova frontiera di un giornalismo sportivo ormai datato?

«No, assolutamente. Il giornalismo c’era prima, c’è adesso e ci sarà sempre. Non ho inventato nulla, casomai sono attraenti le storie che puoi andare a recuperare ed è vincente l’idea di divulgarle in una certa maniera: se hai storie come quella di George Best o del Grande Torino è facile il resto. Sky è andata a recuperare alcune cose in bianconero e le ha rese accattivanti anche a un pubblico giovane che non può certo conoscerle a fondo.

Come mi ha detto l’amministratore delegato durante un pranzo di lavoro, qualche volta è bello, in un mondo sportivo così frenetico, riuscire a ridurre il battito per pochi minuti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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