Nella grotta di Su Carroppu i segreti dei sardi preistorici
Individuato il corredo genetico dei primissimi abitanti della Sardegna Geni molto diversi da quelli nuragici, a loro volta simili a quelli attuali
CAGLIARI. In base a uno studio pubblicato ieri sulla rivista internazionale Scientific Reports (del gruppo Nature) nuovi dati archeogenetici rafforzano l’evidenza archeologica della netta discontinuità culturale tra i primi frequentatori della Sardegna di circa 11mila anni fa e gli artefici del suo stabile e definitivo popolamento, avvenuto circa 3000 anni più tardi con l’arrivo dei primi coloni agricoltori-allevatori.
La scoperta deriva dalle analisi sul Dna estratto da resti scheletrici di due individui sepolti nel cimitero preistorico di Su Carroppu di Sirri a Carbonia. Attualmente questi resti rappresentano la più antica prova diretta della presenza umana nell’isola. Rivestono quindi per gli studiosi un particolare interesse. Lo studio ora pubblicato da Scientific Reports nasce dagli sviluppi del progetto di ricerca finanziato dalla RegioneSardegna in base a una legge del 2007 “Storia del primo popolamento neolitico della Sardegna (VI-V millennio a.C.): origine e processi evolutivi alla luce dei dati archeologici, linguistici ed archeogenetici”, progetto coordinato da Carlo Lugliè, docente di Preistoria e protostoria del Dipartimento di Storia, beni culturali e territorio dell’ateneo di Cagliari.
L’analisi e l’interpretazione archeogenetica dei reperti sono state eseguite sotto il coordinamento di David Caramelli, dell’Università di Firenze, e di Silvia Ghirotto, del gruppo di ricerca di Guido Barbujani dell’Università di Ferrara, mediante l’applicazione delle più attuali e avanzate tecnologie per la caratterizzazione del Dna mitocondriale, ovvero del materiale genetico contenuto nei mitocondri, organelli cellulari considerati la centrale energetica delle cellule. Le sequenze genetiche ottenute sono state confrontate con dati antichi e moderni. La comparazione ha rivelato che la variabilità genetica della popolazione attuale del’isola è assai distante da quella dei primi uomini che l’hanno frequentata e sembra essere stata in gran parte determinata dal flusso migratorio di popolazioni che hanno introdotto l’economia produttiva a partire dal più antico Neolitico. «Le sequenze mesolitiche dei campioni di Su Carroppu infatti – si legge nello studio – appartengono ai gruppi denominati J2b1 e I3, la cui attuale attestazione in Europa registra frequenze basse o molto basse. Nei campioni non è stato evidenziato il gruppo U, assai più comune (oltre l’80% tra gli individui mesolitici finora studiati in Europa».
La rilevanza della scoperta scientifica pubblicata sarà di sicuro riferimento per i futuri studi sul primo popolamento preistorico della Sardegna, stimola l’intensificazione delle ricerche nel sito chiave di Su Carroppu, già indagato dall’archeologo Enrico Atzeni negli anni che vanno dal 1960 al1970 e attualmente oggetto di importanti scavi sistematici diretti da Carlo Lugliè in regime di concessione all’Università di Cagliari.
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