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Trecento morti annegati, uccisi dall’indifferenza

di Nicoletta Tamberlich
Trecento morti annegati, uccisi dall’indifferenza

Beppe Fiorello: «Per anni ho inseguito con tenacia questa storia dimenticata per troppo tempo»

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ROMA. «Per anni ho inseguito con tenacia questa storia dimenticata per troppo tempo, ponendomi l’obiettivo di farla conoscere al grande pubblico televisivo. Volevo riportare a galla i sogni e le speranze di quei 300 poveretti rimasti in fondo al mare. E raccontare la verità. Anche senza lieto fine». Vent’anni fa, a Portopalo, i pescatori decisero di tacere su uno dei più tragici naufragi di migranti. L’attore siciliano acchiappa ascolti tra i più amati del pubblico di Raiuno, Giuseppe Fiorello, ha raccontato in tv (il 20 e il 21 febbraio) con i due episodi della fictio “I fantasmi di Portopalo” quella tragedia per fare chiarezza su uno dei più grandi naufragi della nostra storia recente, avvenuto nel Mediterraneo: quello del giorno di Natale del 1996. Una storia vera che ha visto inabissare una carretta del mare stipata di migranti al largo di Portopalo. Centinaia tra donne, uomini, ragazzi e bambini morti nel tentativo di vedere avverato il sogno di una vita migliore su quella terra di Sicilia che forse hanno potuto scorgere solo in lontananza. Solo nel 2001 uno di loro, Salvo Lupo, ruppe il silenzio. Il relitto della nave è ancora in fondo al mare: l’ex inviato di Repubblica Giovanni Maria Bellu lo raccontò quindici anni fa nei suoi reportage emozionanti: il Rov (Remotely operated vehicle) robot sottomarino con all'interno una telecamera svelò quel cimitero nel Mediterraneo e nel 2004 scrisse “I fantasmi di Portopalo” (appena tornato in libreria con Mondadori).

Sulla questione degli sbarchi, che resta di stretta attualità, Beppe Fiorello dice: «Anche se sono consapevole che le mie parole potranno essere strumentalizzate, io sono contrario a ogni forma di intolleranza: chi alza muri alza provocazioni, perché un migrante in cerca di speranza cercherà di superarli in tutti i modi, quindi chi alza muri non fa altro che provocare un’immigrazione ancora più violenta». «L’immigrazione gestita bene – aggiunge – è un valore aggiunto. Certo, se li lasciamo stipati in una palestra o a vagare per le nostre città, la reazione della società civile è la paura. Noi non dobbiamo avere paura di loro, ma della politica, che non sa gestire il fenomeno».

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