L’INTERVisTA »STEFAN MILENKOVICH
SASSARI. Prosegue questa sera alle 21 al Verdi la stagione de «I grandi interpreti della musica», organizzata da Teatro e/o Musica. In programma il concerto del violinista serbo Stefen Milenkovich...
SASSARI. Prosegue questa sera alle 21 al Verdi la stagione de «I grandi interpreti della musica», organizzata da Teatro e/o Musica. In programma il concerto del violinista serbo Stefen Milenkovich sul palco con l’orchestra Vivaldi di Venezia diretta da Guglielmo de Stasio. Milenkovich, appena quarantenne, ha già alle spalle una carriera trentennale, che lo ha portato ad esibirsi nei più importati teatri del mondo e a collaborare con grandi maestri come Lorin Maazel e Daniel Oren. «La musica – dice – ha fatto sempre parte della mia vita; con una madre pianista e un padre violinista sin da piccolo ero circondato da suoni».
La sua attività concertistica la porta molto spesso in Italia. Una scelta o un caso?
«Mio nonno si chiamava Armando Cainazzo ed era di Rovigno. Ho origini italiane da parte di madre e un legame stretto con la vostra terra. Qui trovo partner eccezionali, gli italiani sono i più talentuosi del mondo, forse perché la tradizione musicale ha radici profonde. Il sistema potrebbe funzionare meglio ma c’è così tanta passione negli operatori culturali che molti problemi passano davvero in secondo piano».
Vivere un’infanzia da enfant-prodige ha condizionato la sua vita?
«Da bambino non mi sono mai sentito diverso vivevo come tutti i miei coetanei, andavo in bici, adoravo skate board e videogiochi. Certo anche lo studio dello strumento occupava le mie giornate e magari mentre gli atri bimbi giocavano io mi esercitavo, però poi loro tornavano a casa a fare i compiti io invece (scoppia in una fragorosa risata n.d,r) partivo in tour per l'Australia».
Quali sono stati i suoi più importanti maestri?
«Al primo posto mio padre. Ho imparato molto anche da Igor Ozim, Dorothy De Lay e Itzhak Perlman».
A quale repertorio si sente più legato?
«Difficile scegliere così come per il cibo, mi piacciono i piatti raffinati e adoro la pizza. Mettiamola così se per assurdo mi costringessero a suonare un solo autore per tutta la vita sceglierei... Bach, perché è sempre una scoperta. Ma non potrei fare a meno neppure di Brahms e di Paganini, che ho inserito anche nel programma di Sassari».
Spesso suona con preziosi violini come Stradivari o Guarnieri del Gesù, questa sera con quale strumento si esibirà?
«Con un violino moderno costruito a Chicago da un liutaio assolutamente sconosciuto quanto eccezionale, che si chiama Aznavour. Sì, come il cantante».
A volte nei suoi concerti dialoga con gli spettatori. Com'è nata l'idea di creare questo rapporto diretto con il pubblico inusuale per la musica classica.
«E’ una cosa che ho iniziato a fare in America; il pubblico me lo chiedeva e ho scoperto che mi diverte farlo e diverte gli spettatori. Sono certo che anche in un concerto di musica classica lo scambio di emozioni tra i musicisti e il pubblico sia fondamentale».
In questi giorni ha tenuto un master al Conservatorio Canepa l’insegnamento è un’attività che svolge con piacere?
«Sì, mi interessa soprattutto trasmettere ai giovani un metodo di studio. Il talento non basta, oltre la predisposizione naturale serve tanto impegno, ma è un’energia investita bene, che aiuta ad affrontare anche le altre cose importanti della vita».
Nel suo caso, quali altre passioni oltre il violino?
«Mi piace rilassarmi facendo lunghi viaggi in moto e amo gli sport estremi, tra cui il paracadutismo. Ho al mio attivo già 550 lanci. Lanciarsi nel vuoto con il paracadute non è poi così diverso che salire sul palco con il violino in mano. In entrambi i casi una volta che sei lassù non puoi tornare indietro».
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