La Nuova Sardegna

Bernardo De Muro viandante della parola e drammaturgo

di Paolo Curreli
Bernardo De Muro viandante della parola e drammaturgo

Un altro premio a Boston per la sua produzione teatrale Insegna arte oratoria ai manager e ai ragazzi delle scuole

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SASSARI. Un altro riconoscimento internazionale per Bernardo De Muro che rappresenta la conferma dell’attività, prolifica e lunghissima, di un uomo e un di un intellettuale che è stato definito un «viandante della parola». La Commissione teatro della Boston University del Massachussets ha premiato recentemente la sua opera “Apodiòniso figlio di Agenore”. Un lavoro che De Muro sviluppa attraverso un sofisticato utilizzo dell’aforisma. «Nell’opera ce ne sono quasi trecento – spiega il drammaturgo – . Si tratta di una metafora sull’utilizzo della parola». Nel dramma Agenore prega gli dei affinché gli permettano di vedere ancora Apòdioniso, il suo figlio morto, gli dei accontenteranno l’anziano padre ma il prezzo che dovrà pagare sarà di vivere per solo cento giorni.

Per questa capacità di utilizzare gli strumenti della drammaturgia classica per esplorare i territori profondi dell’animo umano, Bernardo De Muro aveva già ricevuto, per la sua opera, nel 2003 il premio internazionale “La mitologia nel teatro” assegnato dalla Northeastern University. In questi giorni l’editore Delfino porta nelle librerie “Tartesh” lavoro con cui De Muro si aggiudicò nel 2011 il premio di drammaturgia sarda dedicato al regista Giampiero Cubeddu. Nelle scuole, durante la sua lunga attività di docente, De Muro ha utilizzato il teatro come «disciplina, educazione e metodo di cristallo per capire la realtà», da ricordare il suo “La corona di luce” come una delle esperienze che hanno fatto la storia della drammaturgia come educazione nella scuola italiana. Una favola senza tempo andata in scena nel 2008 con i ragazzi della scuola secondaria Alfieri di Cagliari.

Per De Muro la parola non è solamente poesia, strumento attoriale, metafora e racconto, a questa sua produzione “alta” ha accompagnato l’esplorazione della comunicazione come congegno sofisticato. In un mondo che assiste sconsolato, – come denunciato recentemente da numerosi docenti universitari – alla decadenza della lingua italiana nelle giovani generazioni, De Muro insegna retorica, arte oratoria e comunicazione nelle università, tiene corsi di per scienziati manager, giovani sacerdoti e avvocati, fa riscoprire quanto la parola sia il tassello di un meccanismo complesso e affascinante. De Muro padroneggia questi meccanismi, non solo come artista, ma anche come un orologiaio o un chirurgo, questa sua sapienza è stata ricercata dai pubblicitari: «La Fiat voleva lanciare un modello robusto ma silenzioso – racconta –. Per l’epoca pareva una contraddizione. Io mi affidai al nostro “io bambino” che crea dal nulla con la fantasia. Inventai il nome “Croma“, che piacque subito. Due sillabe, come una mano che si contrae su la O centrale, un’immagine forte e una parola che richiama la nota musicale e l’armonia». Specchio, settimanale della Stampa di Torino, gli affida le pagelle per l’oratoria dei personaggi televisivi. «Bocciai Sgarbi – ricorda –. Idee interessanti affidate a un bambino capriccioso». All’epoca della conduzione Frizzi è giurato per Miss Italia: «Mi chiesero una metafora della bellezza, pensai all’ultimo arcobaleno, un attimo passeggero. Ma non resistetti alla banalità delle domande a cui le ragazze venivano sottoposte, le criticai in diretta e il giorno dopo ero fuori dalla trasmissione».

Instancabile il “viandante della parola” è in questi giorni impegnato in diverse scuole dell’isola con le sue lezioni. «Il complimento più grande – dice De Muro – è non sentire un telefonino che squilla e percepire l’attenzione dei giovani».

L’antica arte oratoria ha ancora il suo fascino intatto.

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