La Nuova Sardegna

la stagione concertistica

Milenkovic, personalità e classe

di Antonio Ligios
Milenkovic, personalità e classe

Il violinista serbo ha entusiasmato il pubblico del Teatro Verdi

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SASSARI. Calorosissimo successo - al Teatro Verdi - per il secondo concerto della stagione dei Grandi interpreti della musica, organizzata dalla Cooperativa Teatro e/o Musica. A calcare il palcoscenico del teatro sassarese era questa volta l'ex enfant prodige del violino Stefan Milenkovic, pluripremiato nei più importanti concorsi internazionali, una grande attività artistica diffusa in tutto il mondo (a 16 anni festeggiava già il suo millesimo concerto), e un prestigioso impegno anche nel settore dell'insegnamento (Milenkovic è stato assistente di Itzhak Perlman alla Julliard School di New York prima di essere incaricato della docenza di violino all'Università dell'Illinois).

Insieme a lui l'Orchestra Vivaldi di Venezia, un ensemble di soli archi di notevole valore, formato dai migliori strumentisti provenienti dalla scuola veneta, guidato con grande autorevolezza da Guglielmo De Stasio. L'incontro non poteva che dar luogo a un programma sviluppato su due diverse direttrici: da una parte la grande tradizione del barocco italiano, con una particolare attenzione rivolta - ovviamente - a Vivaldi, e dall'altra il repertorio virtuosistico ottocentesco, a iniziare da Paganini, nel quale Milenkovic non teme rivali. L'Orchestra Vivaldi ha così proposto, all'inizio del concerto, una plastica lettura della Follia di Francesco Geminiani, pubblicata nel 1729, rielaborazione della celebre sonata corelliana, sicuramente uno dei lavori più eseguiti - oggi - del compositore lucchese: lettura che da subito ha evidenziato sia la solidità dell'assieme del complesso veneto che le ottime individualità dei solisti. Queste sono emerse in modo ancora più netto nel Concerto in si minore per quattro violino, tratto dall'Estro armonico, e nel concerto per due violoncelli in sol minore: due letture molto italiane, solari, ricche di quell'estro e di quell'invenzione'ì che Vivaldi riteneva le fondamenta della musica. Milenkovic ha affrontato con spavalderia il secondo dei cinque concerti di Paganini, quello chiuso dal celebre tema della “Campanella”, concerto proposto in una versione per soli archi che non ha fatto rimpiangere l'originale partitura orchestrale. Che dire? Milenkovic in questo repertorio afferma tutta la sua personalità non solo di virtuoso dalla tecnica infallibile ma anche la sua maturità di musicista che sa andare oltre il funambolismo strumentale.

Altrettanta ammirazione ha destato l'interpretazione dei due celebri brani di Pablo de Sarasate, il Zigeunerwaise op. 20 e la Fantasia su temi della Carmen op. 25: due lavori altrettanto virtuosistici che richiedono un perfetto controllo della tecnica strumentale e la capacità di affrontare le invenzioni strumentali con eleganza e duttilità di suono. Anche in questo caso la lezione di Milenkovic è stata di gran classe, non esente anche da quel pathos che alcuni passaggi di queste pagine richiedono. Milenkovic ha poi ricompensato l'entusiasmo del pubblico con ben tre pezzi per violino solo fuori programma: un'Allemanda di Bach, un foglio d'album di Kreisler e un estratto dalla seconda Sonata di Ysaye.

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