Svelati i misteri dell’antico sarcofago
Il reperto citato in un antico manoscritto è quello ritrovato nel 1614
PORTO TORRES. Una recente scoperta ha destato l’interesse di eminenti professori di storia romana e agiografia come Attilio Mastino e Anna Maria Piredda. Si tratta dell’individuazione in un inedito manoscritto, da parte dell’epigrafista Giuseppe Piras, della data esatta e delle circostanze di ritrovamento del sarcofago romano di Iulia Severa, esposto al Museo Sanna di Sassari, datato dagli esperti attorno alla metà del II secolo d.C. e dunque uno dei più antichi della Sardegna ed il più antico da Turris Libisonis. Il testo, conservato nella Biblioteca Universitaria di Cagliari, è opera di Gavino Gillo y Marignacio, segretario del Comune di Sassari e autore nel 1616 del primo libro stampato in città, El triumpho y martyrio esclarecido de los illustríssimos mártyres Gavino, Proto y Ianuario. «L’inedito manoscritto – spiega Piras – è in lingua castigliana e consta di ben 661 fogli e 52 capitoli il cui contenuto, usato in parte per l’edizione de El triumpho, ruota attorno all’importanza del culto dei santi martiri turritani e della città di Torres, della quale si traccia la storia dalla fondazione con riferimenti all’opera dello storico Giovanni Francesco Fara».
Al manoscritto non era stata finora attribuita una datazione precisa, ma la sua accurata analisi ha consentito allo studioso d’individuare almeno due anni nel corso dei quali esso è stato redatto: il 1614 e il 1616. Sorprendentemente, la prima data è stata associata ad un episodio avvenuto a Torres proprio in quei giorni: «la descrizione del ritrovamento del sarcofago in marmo bianco con l’epitafio di Iulia Severa, riutilizzato dai cristiani per riporvi all’interno le ossa di uno o più vescovi e ricoperto da un mosaico recante i loro nomi e la data di decesso, oltre alla decorazione con figure di vasi e animali» rivela Piras. L’anno di rinvenimento e le caratteristiche della sepoltura hanno da subito richiamato alla mente dell’epigrafista quanto descritto dall’arcivescovo di Sassari Gavino Manca de Cedrelles nel diario di scavi da lui condotti dal 1614 al di sotto della basilica di San Gavino per ricercare le reliquie dei martiri turritani. Il minuzioso confronto del manoscritto con questo diario, con la Relazione inviata nel 1615 al re di Spagna Filippo III dallo stesso Manca de Cedrelles e con l’opera Christus Crucifixus del padre gesuita Giacomo Pinto, altro testimone oculare degli scavi, ha consentito a Giuseppe Piras di appurare come il sarcofago di Iulia Severa menzionato dal Gillo y Marignacio sia proprio quello ritrovato dall’arcivescovo sabato 21 giugno 1614, nel quale era stato sepolto il vescovo Gaudentius. La scoperta verrà presentata nei prossimi giorni.
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