La Nuova Sardegna

musica al vecchio mulino

I suoni del Mediterraneo con Palmas ed Elena Ledda

di Pasquale Porcu
I suoni del Mediterraneo con Palmas ed Elena Ledda

SASSARI. Il dolce suono delle onde del mare e, in lontananza, il canto dei gabbiani creano un paesaggio sonoro di grande suggestione. Lento e romantico si alza il canto di una mandola che porta gli...

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SASSARI. Il dolce suono delle onde del mare e, in lontananza, il canto dei gabbiani creano un paesaggio sonoro di grande suggestione. Lento e romantico si alza il canto di una mandola che porta gli spettatori del Vecchio Mulino in una dimensione serena e irreale. È bello chiudere gli occhi e sognare, mentre Mauro Palmas (mandole) dialoga con i suoni elettronici prodotti fa Francesco Medda Arrogalla. Dopo un po' sul palco arriva anche Elena Ledda : intona canti che molti sardi conoscono. Sono ninne nanna e “gosos” e vecchie ballate popolari che raccontano i sentimenti di un popolo, quello sardo, affidati una volta quasi esclusivamente al patrimonio folk. Qui però quei canti hanno un respiro più ampio, internazionale. Quei suoni, quelle poesie, con l'accompagnamento sonoro delle mandole e dei “live electronics” diventano cultura mediterranea che non ha perso le più peculiari caratteristiche dell'identità isola.

Quella musica ora parla un linguaggio facilmente comprensibile in Catalogna e nel Maghreb, nell’isola di Patmos e in Corsica. Ecco nel canto di Elena Ledda suggestioni prese in prestito dal Canto della Sibilla delle Baleari e che ci ha fatto riscoprire Jordi Savall e “s'anninnia” con cui le mamme sarde cercavano di far addormertare i loro piccoli. Ecco il canto dolente che racconta la tragedia del maggio 1871 a Montevecchio dove in miniera morirono undici operaie in gran parte bambine sotto i dieci anni di età e “Rosa Resolza” con cui Elena ha volute rendere omaggio ad Andrea Parodi, la voce dei Tazenda scomparsa anni fa.

Ma il canto struggente e malinconico presto lascia spazio agli allegri ritmi delle danze sarde e una parte del pubblico che affolla la sala di via Frigaglia si fa spazio per ballare. Il dialogo tra le mandole di Mauro Palmas e gli strumenti tecnologici di Franziscu Arrogalla è sempre più stretto e coinvolgente tanto da creare momenti sonori di grande suggestione e difficilmente catalogabili: dalle cadenze techno pop a sonorità che ricordano quelle del bouzuki ellenico o dello oud magrebino creando una musica che nasce dalla Sardegna ma abita a pieno titolo del Mediterraneo. Ecco anche “Koi” (che ha dato vita, tempo fa, a uno spettacolo con Chiara Murru), applaudito sotto lo ziggurat di Monte d'Accoddi che si mescola a sonorità diverse e talvolta inattese (come una frase di un celebre brano di Celentano).

Alla fine del concerto, spesso interrotto dai calorosi applausi, si resta appagati da un allestimento sonoro che indica una strada verso altri progetti in grado di portare la musica sarda verso dimensioni di altissimo livello.

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