La Nuova Sardegna

Carbonare, da Brahms ai barrios di Caracas

di Monica De Murtas
Carbonare, da Brahms ai barrios di Caracas

Intervista con il clarinettista trentino che stasera accompagnerà il Trio di Parma sul palco del Teatro Verdi di Sassari

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SASSARI. La grande classica ritorna questa sera al Teatro Verdi alle 21 per il terzo appuntamento della stagione dei “Grandi interpreti della musica” organizzata dalla cooperativa Teatro e/o Musica. Sul palco il Trio di Parma, complesso cameristico tra i più affermati in ambito internazionale, che eseguirà la prima parte del progetto su “Brahms e i trii per pianoforte e archi”. Ad accompagnare l’ensemble una star della musica classica Alessandro Carbonare primo clarinetto dell’Orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia. «Suonare con l’orchestra della Santa Cecilia è ovviamente un’esperienza meravigliosa – dice Carbonare – ma per me è fondamentale lavorare anche con altre formazioni. Ogni orchestra ha la sua voce e da ogni collaborazione si imparano nuove cose».

Tra il repertorio sinfonico e cameristico quale predilige?

«Sono due mondi diversi e lontani fra loro, ma amo esplorarli entrambi. Ho la fortuna di suonare uno strumento a fiato che ha bisogno di entrambi i repertori per sentirsi completo. Certo bisogna viaggiare alla velocità warp di “Star Trek” per spostarsi da un repertorio all’altro, ma è davvero un’esperienza affascinante».

Tra gli universi che le piace esplorare c’è anche il jazz.

«La mia lingua madre è la musica classica, ma mi piace parlare anche altre lingue. Con il clarinetto posso farlo, è uno strumento presente in tutti i generi. Lo suono da quarantatré anni, ho iniziato da bambino a cinque cinque anni con la banda del mio paese d’origine, in Trentino. Ricordo quell’esperienza come una delle più entusiasmanti della mia vita. Forse proprio aver iniziato con il repertorio bandistico per poi passare alla musica classica mi ha insegnato quanto sia affascinante viaggiare attraverso i generi. In alcuni concerti mi piace fare proprio questo: un viaggio nella musica a 360 gradi».

Nella sua carriera si è anche dedicato a importanti progetti formativi.

«Sono convinto che l’educazione musicale possa contribuire al miglioramento della società, possa addirittura salvare la vita delle persone Parlo per esperienza diretta. Su invito di Claudio Abbado anni fa ho fatto parte dell’Orchestra Mozart e in Venezuela ho partecipato al progetto “Simon Bolivar”. Abbado non era soltanto un direttore d’orchestra ma un creatore di orchestre; insieme abbiamo insegnato a suonare a un gruppo di bambini dei barrios di Caracas. Molti di quei bambini grazie alla musica si sono salvati e ora, invece di spacciare droga, suonano nella Orchestra sinfonica Simon Bolivar».

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