Sorrentino: dalla tv al libro ma solo per i fan entusiasti
Dalla serie “The Young Pope” la raccolta di massime e preghiere “Il peso di Dio” Dopo la ricca suggestione visiva rimangono solo dei bizzarri epigrammi
Dopo il successo della serie tv “The Young Pope”, Paolo Sorrentino ha raccolto nel volume “Il peso di Dio” (Einaudi, pagine 130, 13 euro) «discorsi, massime, preghiere e iperboli» del controverso protagonista delle dieci puntate andate in onda su Sky tra ottobre e novembre dello scorso anno: Lenny Belardo (interpretato da Jude Law), salito al soglio pontificio come Pio XIII. L’obiettivo è dichiarato: costituire una sorta di «vangelo apocrifo» del più improbabile e ambiguo papa mai comparso sullo schermo. Naturalmente non mancano i comprimari più stretti del Santo padre: il segretario di Stato Voiello, il cardinale Dussolier e suor Mary, che si prestano come sponde per suscitare risposte o veicolare i messaggi del papa. Per comprendere meglio da dove arriva un simile progetto è utile ascoltare lo stesso Sorrentino nella sua breve introduzione al libro: «Ho lavorato a “The Young Pope” per moltissimo tempo. L’idea si è ficcata in testa tanto tempo fa e ha fatto continuamente capolino negli anni, per poi essere subito autocensurata, nella convinzione, sbagliata, che in un Paese come il nostro certi temi, trattati con franchezza, potessero rivelarsi dei tabù». Il regista poi confessa che la frequentazione del liceo presso i Salesiani di Napoli ha portato l’autore, fin dall’adolescenza, a sviluppare «un duplice, contraddittorio sentimento di fascinazione e diffidenza nei confronti del clero». È questa duplicità in fondo la chiave della figura di Pio XIII: attraverso l’occhio del regista sono proprio «fascinazione e diffidenza» a trovare terreno fertilissimo in un personaggio qual è Lenny Belardo che, pur sfuggente ed enigmatico, sembra portare in superficie, fino al parossismo, le dicotomie, il manicheismo che appartengono costituzionalmente alla Chiesa cattolica, per spingerle verso il segno della contraddizione.
Una contraddizione che non vuole essere apertamente critica, quanto piuttosto messa a nudo, innanzi al volto dello spettatore. Eppure è certamente evidente che il giovane papa, pur così imprevedibile e impenetrabile, mostri impietosamente, anzitutto, il peso della secolarizzazione della Chiesa, resa perfettamente sullo schermo e di più difficile inquadramento nel libro; problema non secondario per giudicarne la riuscita. Se si perde la ricchezza della suggestione visiva si corre il rischio che molti brani raccolti nel volume si trasformino in bizzarri epigrammi, a volte privi di senso: «La bravura è un affare degli arroganti», oppure: «Dove vanno gli aerei che non prendiamo? Vanno altrove». Un libro non riuscito, consigliato solo ai fan più entusiasti.
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