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Sette racconti duri e dannati Coconino ricorda Tatsumi

di Fabio Canessa
Sette racconti duri e dannati Coconino ricorda Tatsumi

Esce “Le lacrime della bestia”, quarto volume dedicato al movimento gegika Igort firma l’introduzione di un lavoro sul disagio dell’uomo contemporaneo

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Con un meraviglioso film d'animazione, presentato al festival Cannes, nel 2011 Eric Khoo ha portato sullo schermo un pezzo importante della sua vita che lui stesso aveva raccontato in una monumentale autobiografia a fumetti. Un omaggio, quello firmato dal grande regista di Singapore, in cui episodi fondamentali degli inizi della carriera di Yoshihiro Tatsumi si intrecciano all'adattamento animato di alcune brevi storie realizzate dal leggendario disegnatore giapponese scomparso due anni fa.

Un paio di queste si possono ora leggere in “Le lacrime della bestia” (176 pagine, 17.50 euro), graphic novel che raccoglie sette racconti realizzati in diversi periodi dal fumettista e riuniti da Coconino Press nel quarto volume della collana dedicata al movimento gekiga di cui Tatsumi è il fondatore. Fu lo stesso autore a coniare nel 1957 il termine per indicare un approccio al fumetto, o meglio al manga dato che si parla di Giappone, diverso rispetto al modello imperante. Tatsumi e altri disegnatori vicini a lui avevano scelto di rompere con il passato. Nella forma, abbandonando la comicità e lo stile della deformazione vicino a quello disneyano, e nei contenuti, puntando non a un pubblico di bambini ma decidendo di raccontare storie espressamente rivolte agli adulti. Ad aprire la raccolta, dopo una stupenda introduzione firmata da Igort, è il racconto che dà il titolo al volume. “Le lacrime della bestia” ben racchiude le caratteristiche del lavoro di Tatsumi che indaga il disagio dell'uomo nella società contemporanea, dando voce a personaggi ai margini, soli, alienati nel lavoro e in famiglia. Sono storie dure quelle disegnate dall'autore giapponese, senza redenzione, colme di morbosità, di violenza come nei peggiori fatti di cronaca (da ricordare come uno dei sette racconti, quello intitolato “Lettera a S.”, prenda spunto dalla vicenda di Issei Sagawa che nel 1981, mentre studiava a Parigi, uccise una ragazza e ne mangiò il corpo).

Lo sguardo di Tatsumi non si fa però mai cinico, altezzoso, disumano. La spinta è quella di mostrare una realtà difficile che attraversa la vita di tante persone, la «dannata vita» come esclama un personaggio del racconto “Goodbye”, insieme ad “Adorata scimmia” presente in versione animata nel già citato film di Eric Khoo. Come altri due racconti del precedente volume “Crocevia”, antologia sempre di Tatsumi, uscito in novembre. Collana gekiga che era stata inaugurata con “Elegia in rosso”, lavoro sperimentale di Seiichi Hayashi, e “La mia vita in barca”, delicata riflessione sull'esistenza firmata da Tadao Tsuge.

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